«Non possiamo più tollerare questo silenzio assordante e l’immobilismo che stanno paralizzando l’Azienda Regionale della Salute». È il nuovo allarme lanciato dalla RSU di ARES Sardegna, che con una nota indirizzata all’Assessorato regionale della Sanità, alla VI Commissione “Salute e politiche sociali” del Consiglio regionale e ai vertici dell’Azienda chiede interventi immediati sul futuro organizzativo di ARES e sulla gestione del personale.
La rappresentanza sindacale parla di una «grave situazione di stallo istituzionale e gestionale» che, secondo i lavoratori, starebbe compromettendo tanto il futuro dell’Azienda quanto la sua capacità di svolgere efficacemente le funzioni attribuite nell’ambito del Servizio sanitario regionale. Un’incertezza che, si legge nel documento, avrebbe generato «una crescente situazione di disagio» tra il personale.
Al centro della vertenza c’è anzitutto il ruolo futuro di ARES. La RSU sostiene che il continuo dibattito istituzionale sull’Azienda e l’assenza di una linea definita stiano alimentando il timore di un suo progressivo ridimensionamento. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, privare il sistema sanitario regionale del soggetto chiamato a garantire uniformità di processi e servizi tra le ASL rischierebbe inoltre di determinare ulteriori conseguenze sull’organizzazione complessiva della sanità sarda.
Ma le criticità denunciate riguardano soprattutto l’organizzazione interna. La RSU contesta il ritardo nell’attuazione dell’Atto Aziendale deliberato nel luglio 2025, situazione che, secondo quanto riportato nella nota, impedirebbe la piena applicazione dei contratti collettivi e l’attribuzione degli incarichi dirigenziali e del comparto. A questo si aggiunge la mancata deliberazione da parte della Giunta regionale del Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, indicato come strumento fondamentale per programmare il reclutamento, individuare le competenze necessarie e favorire lo sviluppo professionale.
La RSU chiede quindi alla Direzione generale e alla Direzione strategica di ARES di dare immediata attuazione all’Atto Aziendale, indicare tempi certi per incarichi di funzione e progressioni tra le aree, formalizzare le procedure previste dai contratti e riaprire il confronto con le rappresentanze dei lavoratori.
All’Assessorato regionale della Sanità viene invece chiesto di chiarire formalmente gli indirizzi politici sul futuro di ARES, spiegare lo stato del Piano Triennale del Fabbisogno e indicare tempi e modalità per garantire certezza organizzativa all’Azienda. Alla VI Commissione viene infine richiesta la convocazione di un’audizione delle rappresentanze dei lavoratori.
A ribadire la posizione sindacale è Luca Onnis, coordinatore della RSU ARES Sardegna.
«Non possiamo più tollerare questo silenzio assordante e l’immobilismo che stanno paralizzando l’Azienda Regionale della Salute. Dietro i ritardi burocratici, come la mancata approvazione del Piano dei Fabbisogni, ci sono lavoratrici e lavoratori reali a cui viene negata la giusta valorizzazione e l’applicazione dei contratti collettivi. Si sta creando una disparità inaccettabile rispetto al resto del comparto sanitario regionale. Chiediamo risposte immediate alla Direzione Generale e all’Assessorato della Sanità, oltre a un’audizione urgente in VI Commissione. Se questo stallo politico sul futuro di ARES non si sbloccherà subito, siamo pronti a portare la nostra protesta in ogni sede, con tutte le azioni sindacali e legali necessarie».
Una linea già formalizzata nella nota della RSU, che avverte di non essere più disponibile a protrarre l’attesa e annuncia, in mancanza di determinazioni in tempi certi, la possibilità di «inasprire il livello del confronto» e ricorrere a tutte le iniziative sindacali e legali ritenute necessarie per la tutela del personale.
