Daniele Gala, i segni della terra diventano musica: a Berchidda nasce “Sinnos”

DiRedazione

28/09/2026

Ci sono segni che il tempo non riesce a cancellare. Restano nelle parole, nei luoghi, negli incontri, nelle persone che abbiamo amato e nelle scelte che hanno cambiato il nostro cammino. Sono tracce che continuano a parlare, anche quando tutto sembra ormai lontano.
È da questi segni che nasce “Sinnos”, il nuovo album di Daniele Gala, cantautore e musicista di Olbia, che ha scelto di raccontare la Sardegna attraverso la sua lingua, il sardo logudorese, e attraverso un percorso musicale che intreccia memoria e presente, radici e libertà, tradizione e contemporaneità.
Il disco sarà presentato ufficialmente venerdì 16 ottobre a Berchidda, negli spazi di Sa Casara del Time in Jazz, nella sala interna della sede del festival, grazie al sostegno di Paolo Fresu. L’appuntamento, promosso da Insulae Lab, sarà anche l’occasione per raccontare le persone e le esperienze che hanno accompagnato la nascita del progetto. Accanto a Gala saranno presenti Giovanni Carroni, attore e regista, la cantautrice SoloSofia e il maestro Gabriele Barria, direttore dell’Associazione Sardegna Lirica. L’ingresso è libero.
Il titolo non è casuale. In sardo “sinnos” significa “segni”, e proprio i segni diventano la chiave attraverso cui leggere l’intero lavoro. Quelli lasciati dalla terra, dalla lingua, dalle tradizioni, dagli affetti e dalle persone incontrate lungo la strada. Ma anche quelli che ciascuno di noi lascia attraverso le proprie scelte.
Gala costruisce così un vero e proprio viaggio nella Sardegna di ieri e di oggi, senza cercare una rappresentazione nostalgica o da cartolina. La sua è una terra viva, che cambia e si interroga, ma che continua a custodire sotto la superficie una ricchezza fatta di parole, suoni, memorie e identità.
Al centro del progetto c’è anche una parola che ritorna come un filo invisibile: il respiro.
Il percorso nasce anche dall’omaggio a Francesco Pilu, artista sardo scomparso prematuramente nel dicembre del 2022. La rilettura di “Che fozza in su entu” è stata sostenuta dall’amicizia con l’artista Marino De Rosas, mentre a dare forma musicale alla visione di Gala è stato Paolo Fresu, con quel soffio lungo e sospeso che accompagna il brano come una presenza capace di restare nell’aria.
Da quel respiro è nata l’idea di estendere la stessa dimensione agli altri brani, fino a trasformare il soffio in una sorta di filo conduttore dell’intero album: il respiro del mattino, quello della terra e delle persone, il respiro della memoria e infine il soffio notturno rivolto verso una stella lontana.
Ogni canzone diventa così un piccolo segno del cammino.
Si parte dalla rinascita e dalla luce, si attraversano la strada e il desiderio di mettersi in viaggio, fino ad arrivare alla visione di un futuro nel quale i bambini possano crescere liberi e in un mondo capace di proteggerli. Particolarmente significativo, in questo senso, è “Zente”, dove la voce della figlia di Gala, Grace, pronuncia una parola destinata a diventare quasi una dichiarazione d’intenti: liberos, liberi.
C’è poi la tradizione del carnevale mamoiadino, il rapporto con le radici e con le generazioni, e c’è la memoria, intesa non come qualcosa che immobilizza il passato, ma come un ponte capace di collegarlo al futuro.
Anche il percorso personale dell’artista trova spazio nell’album. “Angelos” parla delle scelte coraggiose, della possibilità di cambiare strada, di lasciare ciò che offre sicurezza per inseguire una dimensione più autentica di sé. E racconta anche il valore degli incontri: quelle persone che arrivano lungo il cammino e riescono ad accendere una luce proprio quando serve.
A chiudere il viaggio è “Soffio notturno”, una traccia sospesa, quasi un ultimo respiro rivolto verso una stella. Un finale che lascia aperta la porta all’interpretazione e suggerisce che non tutti i segni devono necessariamente essere spiegati: alcuni devono semplicemente essere seguiti.
In “Sinnos” la lingua sarda assume quindi un valore che va oltre la scelta artistica. Cantare in limba significa per Daniele Gala custodire un patrimonio, ma anche dimostrare che una lingua può essere viva, contemporanea, capace di parlare alle nuove generazioni e di dialogare con il mondo.
È una lingua che conserva la memoria, ma che allo stesso tempo può creare parole nuove per raccontare il presente.
Ed è forse proprio qui che si trova la forza del progetto: guardare alle proprie radici senza rimanerne prigionieri. Riconoscere i segni ricevuti dalla propria terra e scegliere quali custodire, quali trasformare e quali consegnare al futuro.
Il 16 ottobre, a Berchidda, questo viaggio diventerà finalmente incontro. Negli spazi di Sa Casara, la musica di Daniele Gala porterà con sé una Sardegna fatta non soltanto di tradizioni, ma soprattutto di persone, emozioni, domande e desiderio di futuro.
“Sinnos” sarà disponibile dalle 19.55 del 16 ottobre sulle principali piattaforme digitali, tra cui Apple Music, Deezer, YouTube e Pandora. Durante la serata saranno inoltre disponibili le copie fisiche dell’album, in CD e vinile.
Un nuovo capitolo nel percorso artistico di Daniele Gala, costruito con la voce, la chitarra e una lingua che non vuole soltanto conservare ciò che è stato, ma continuare a raccontare ciò che siamo e ciò che possiamo ancora diventare.
Perché ogni terra lascia i suoi segni. E ogni artista, attraverso la propria musica, può scegliere di restituirli al mondo.
Antonella Sedda

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