Paolo Fresu porta il jazz dentro Puccini: a Firenze una “Bohème” che emoziona e sorprende

DiRedazione

21/07/2026

Un incontro tra opera lirica e jazz, tra tradizione e innovazione, capace di conquistare il pubblico della Cavea del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. È quanto ha proposto Paolo Fresu con la sua reinterpretazione de La bohème di Giacomo Puccini.
Uno spettacolo che ha dato nuova voce a uno dei capolavori più celebri della storia della musica, mantenendone intatta l’intensità emotiva e aprendolo a sonorità contemporanee.
La musica non conosce dunque confini quando incontra la creatività. Il trombettista sardo è salito sul palco insieme al Devil Quartet e all’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, guidati dagli arrangiamenti e dalla direzione del maestro Paolo Silvestri. Ne è nato uno spettacolo raffinato, nel quale la tradizione operistica ha incontrato sonorità contemporanee, senza perdere la propria identità.
Le melodie di Puccini hanno assunto colori inediti grazie al timbro inconfondibile della tromba di Fresu e all’intesa tra i musicisti, che hanno costruito un percorso musicale ricco di sfumature e di emozioni. Più che una semplice rivisitazione, è stato un omaggio al genio del compositore lucchese, capace ancora oggi di ispirare linguaggi musicali diversi e di parlare a pubblici di ogni generazione.
Paolo Fresu ha affidato ai social le sue emozioni, scrivendo:
“Reinterpretare la Bohème di Giacomo Puccini con la riscrittura del Maestro Paolo Silvestri assieme al Devil Quartet e all’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è stata una esperienza esaltante. Emozionante mettere il soffio della tromba nelle arie dell’opera riscoprendo la grandezza e la visione di uno dei compositori più fertili e importanti della storia. Puccini ha disegnato il jazz ancora prima che questo si affacciasse nel Novecento. Ben prima che questo potesse, un giorno, approdare alla Cavea del Teatro in una calda notte d’estate.”
Parole che raccontano il significato più profondo di un progetto artistico nato dall’incontro tra due universi musicali solo in apparenza lontani. Un omaggio a Puccini che guarda al futuro, dimostrando come i grandi classici possano continuare a vivere attraverso nuove interpretazioni, senza perdere la loro forza espressiva.
Il concerto ha ricevuto calorosi applausi per una serata che ha unito opera e jazz in un unico respiro artistico, dimostrando che la musica, quando è autentica, riesce sempre a rinnovarsi senza perdere la propria anima.

Antonella Sedda

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