Ci sono anniversari che non celebrano soltanto il trascorrere del tempo, ma raccontano una vita spesa interamente per gli altri. Quello che ricorre oggi, 3 luglio, è uno di questi: sessant’anni di sacerdozio per don Andrea Buttu, figlio di Gavoi, missionario instancabile e sacerdote che ha fatto dell’amore per il Vangelo una scelta quotidiana, concreta e silenziosa.
Ordinato sacerdote il 3 luglio 1966 nella chiesa parrocchiale di Gavoi da monsignor Giuseppe Melas, don Andrea ha mosso i primi passi del suo ministero come viceparroco a Oliena, dove è rimasto fino al 1975. Successivamente è stato chiamato a Nuoro, dapprima nella parrocchia di San Giuseppe e poi, dal 1981, come primo parroco della nuova comunità di San Francesco, accompagnandone la nascita e la crescita con entusiasmo, spirito di servizio e grande sensibilità pastorale.
Ma il suo cuore guardava oltre i confini della Sardegna. Da anni coltivava il desiderio di partire in missione, di portare il Vangelo nei luoghi dove la speranza aveva più bisogno di essere alimentata. Quel sogno si realizzò nel 1990 quando, con l’autorizzazione del vescovo monsignor Giovanni Melis, raggiunse in Argentina, nella diocesi di Orán, il sacerdote bittese don Diego Calvisi.
Fu l’inizio di una delle pagine più straordinarie della sua vita. Per ventisei anni don Andrea ha condiviso l’esistenza delle popolazioni più povere del nord argentino, percorrendo strade difficili, raggiungendo villaggi lontani e comunità indigene spesso dimenticate. Non si è limitato a celebrare i sacramenti o a predicare il Vangelo: ha scelto di viverlo ogni giorno accanto alla gente, facendosi compagno di viaggio delle famiglie, dei bambini, degli anziani e di quanti affrontavano la povertà, l’emarginazione e la solitudine.
La sua missione è diventata un’opera concreta di promozione umana. Ha contribuito alla costruzione di chiese e cappelle, sale per la catechesi, centri comunitari e strutture sanitarie, convinto che l’annuncio della fede dovesse procedere insieme alla tutela della dignità della persona. Ha sostenuto famiglie in difficoltà, accompagnato i giovani, aiutato i più fragili a ritrovare fiducia nel futuro, lasciando ovunque il segno della sua straordinaria capacità di ascolto e della sua inesauribile disponibilità.
Per la popolazione di Orán è stato molto più di un missionario: è diventato un padre, un amico, un punto di riferimento. Le comunità lo ricordano come un uomo capace di costruire non solo edifici, ma soprattutto relazioni, speranza e senso di appartenenza. Per questo il suo nome è ancora oggi pronunciato con profondo affetto e riconoscenza.
Nel 2016, dopo oltre un quarto di secolo trascorso in America Latina, è rientrato in Sardegna. Anche allora non ha scelto il riposo, ma ha continuato il suo ministero collaborando nella parrocchia di Santa Maria Gabriella a Nuoro, dimostrando che la vocazione sacerdotale non conosce confini né età.
In occasione di questo importante anniversario, il parroco di Gavoi, don Michele, insieme a don Albino Sanna, ha voluto esprimere il sentimento dell’intera comunità:
“Ci uniamo al grazie al Signore per i 60 anni di sacerdozio di don Andrea Buttu e per la straordinaria testimonianza di amore alla Chiesa e all’umanità che ci dona. Auguriamo tanti altri anni di dono e di amore. Oggi nelle Messe pregheremo per lui e con lui.”
Parole che interpretano il pensiero di tanti. Perché don Andrea non rappresenta soltanto un motivo di orgoglio per Gavoi, ma è un esempio luminoso di quella Chiesa che sa uscire incontro alle persone, che condivide le sofferenze degli ultimi e che costruisce ponti di fraternità.
A questo straordinario traguardo si aggiunge un’altra ricorrenza significativa: il prossimo 10 agosto don Andrea festeggerà il suo 85° compleanno. Un doppio anniversario che rende ancora più speciale questo anno di festa, celebrando una vita lunga e feconda, vissuta con la stessa passione e lo stesso spirito di servizio che lo hanno accompagnato fin dal giorno della sua ordinazione sacerdotale.
Le opere materiali che ha lasciato in Argentina continueranno a testimoniare il suo passaggio. Ma il patrimonio più grande che consegna alla Chiesa e alle nuove generazioni è un altro: aver dimostrato che la fede diventa davvero credibile quando si trasforma in accoglienza, condivisione, solidarietà e amore concreto verso gli ultimi.
A don Andrea Buttu giungano oggi gli auguri più sinceri e il grazie riconoscente della sua Gavoi, della Diocesi di Nuoro e di tutte le comunità che hanno avuto il privilegio di incontrarlo lungo il suo cammino. Perché sessant’anni di sacerdozio non sono soltanto una ricorrenza: sono una vita donata, giorno dopo giorno, al servizio di Dio e dell’umanità.
Spero che questo articolo sia all’altezza della figura di don Andrea. Ho cercato di raccontare non solo i fatti, ma anche il significato della sua missione e l’eredità umana e spirituale che lascia a chi lo ha conosciuto.
Antonella Sedda
