Carceri, SDR: “In Sardegna presenza strutturale di detenuti stranieri”. Marocchini il gruppo più numeroso

DiRedazione

03/06/2026

Sono i detenuti originari del Marocco il gruppo più numeroso tra gli stranieri presenti negli istituti penitenziari della Sardegna. Secondo i dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria aggiornati al 31 maggio 2026, richiamati dall’associazione Socialismo Diritti Riforme, i marocchini sono 146, pari al 19,57% dei 746 detenuti stranieri identificati. Seguono tunisini, nigeriani, algerini e rumeni.

A porre l’attenzione sul tema è Maria Grazia Caligaris, presidente di SDR, che sottolinea anche le criticità legate al sovraffollamento, in particolare negli istituti di Cagliari-Uta e Sassari-Bancali, e la necessità di rafforzare la presenza di mediatori culturali.

“E’ diventata strutturale la presenza di detenuti stranieri negli Istituti Penitenziaria della Sardegna.
La conferma arriva dall’Ufficio Statistiche del Dipartimento dell’Amministrazione
Penitenziaria con riferimento ai dati appena pubblicati relativi al 31 maggio
2026. I numeri più importanti di stranieri si registrano a Cagliari-Uta (198 –
26,9%), Sassari-Bancali (172 – 29,5) e Mamone-Lodè (108 – 58%). Se la presenza
straniera nella Casa di Reclusione all’aperto di Mamone, con 186 presenze per
264 posti, è giustificabile con la possibilità di lavoro agricolo, diversa è la
situazione di Cagliari-Uta con 734 persone detenute per 561 posti e per
Sassari-Bancali con 583 presenze per 458 posti, senza dimenticare i 90 nella
sezione riservata al 41 bis. Due realtà in grave sofferenza per il
sovraffollamento reso ancora più insopportabile per il gran caldo di questo
periodo”.

Secondo SDR, la presenza di detenuti provenienti da Paesi diversi pone problemi organizzativi e gestionali, soprattutto per le difficoltà linguistiche e culturali che ricadono spesso sul personale penitenziario.

“E’ originario del Marocco il maggior numero di stranieri negli Istituti Penitenziari isolani. Con
146 presenze sui 746 detenuti identificati, rappresentano – sottolinea Caligaris
– il 19.57% del totale. Secondo i dati del Ministero al secondo posto di questa
classifica ci sono i tunisini con 84 persone detenute (11,2%) e al terzo con 68
presenze i nigeriani (9,11%). Numeri relativamente importanti sono anche quelli
degli algerini e dei rumeni entrambi 58 (7,77%), egiziani 38 (5%) e dei
senegalesi 33 (4,42%). Con numeri decisamente più contenuti gambiani (24), pakistani
(13), Turchi (12). Una miriade di culture e lingue che richiedono una presenza
importante di mediatori culturali multilingue in realtà davvero pochi negli Istituti.
La maggior parte dei problemi finisce per ricadere sugli Agenti Penitenziari”.

Per Caligaris il tema non riguarda solo la detenzione, ma anche il percorso successivo alla pena, con il trasferimento di molti stranieri nel CPR di Macomer. “E’ evidente che il Ministero dovrebbe farsi carico – osserva la presidente di SDR – di investire su
mediatori/mediatrici culturali, educatori/educatrici per creare i presupposti per rendere la presenza in carcere utile a persone che spesso non comprendono la lingua italiana e sono semi analfabeti. Tra l’altro buona parte degli stranieri detenuti in Sardegna non ha commesso il reato nell’isola ma è stato trasferito dalla Penisola. Per queste persone, donne e uomini, il principio della
territorialità della pena non è contemplato anche perché spesso risultano senza legami familiari nel territorio italiano e quindi più facilmente trasferibili per sfollamenti. Occorre una riflessione sulle problematiche relative alla loro gestione e integrazione. Molto spesso finita di scontare la pena detentiva vengono trasferiti nel CPR di Macomer il centro per il rimpatrio dove sostano
per mesi in condizioni spesso considerate anche peggiori del carcere”.

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