“L’uragano delle emozioni” A Olbia una serata di riflessione ed emozioni con Stefano Rossi

DiRedazione

26/05/2026

Una serata intensa, partecipata e ricca di spunti quella che si è svolta ieri nel cortile del Palazzo Municipale – ex scolastico di via Garibaldi a Olbia, dove si è tenuto l’incontro “L’uragano delle emozioni” con Stefano Rossi, pedagogista, scrittore e divulgatore tra le voci più autorevoli nel campo dell’educazione emotiva.
All’evento, promosso dal Comune di Olbia insieme ai servizi territoriali dedicati al sostegno educativo e familiare, hanno preso parte numerosi genitori, insegnanti, educatori e cittadini interessati ad approfondire il delicato tema della crescita emotiva dei bambini e degli adolescenti. Presenti anche l’assessore alla cultura, Sabrina Serra e il dott. Andrea Bertucci, psicologo-psicoterapeuta, impegnati quotidianamente nel sostegno educativo e nella promozione del benessere delle famiglie e dei minori sul territorio.
Con il suo stile diretto, empatico e coinvolgente, Stefano Rossi ha accompagnato il pubblico in un viaggio dentro il mondo delle emozioni, spiegando come il bambino costruisca la propria immagine di sé attraverso lo sguardo degli adulti che si prendono cura di lui.
Uno dei momenti centrali dell’incontro è stato dedicato alle quattro modalità relazionali del genitore, descritte attraverso immagini simboliche molto forti.
Tra i modelli del
“genitore porto sicuro” che diventa per i propri figli una presenza capace di accogliere le emozioni senza giudicarle, offrendo amore, ascolto e protezione, ma anche punti di riferimento chiari. È quell’adulto che sa stare accanto al bambino nei momenti difficili, aiutandolo a sentirsi compreso e al sicuro. Un porto sicuro non soffoca né controlla, ma accompagna con equilibrio, permettendo al bambino di esplorare il mondo con fiducia, sapendo di poter sempre tornare in un luogo emotivo stabile e accogliente.
Secondo lo psicopedagogista, questo tipo di relazione si costruisce attraverso alcuni elementi fondamentali: l’ascolto empatico delle emozioni, la presenza affettiva senza eccessiva invasività e la capacità di unire dolcezza e regole, affetto e limiti.
Educare emotivamente significa infatti aiutare i bambini a riconoscere ciò che provano, senza minimizzare paure, rabbia o tristezza, accompagnandoli passo dopo passo nella crescita della loro sicurezza interiore e della loro autonomia emotiva.
Altro discorso per il “genitore porto freddo”,descritta come una figura emotivamente distante, incapace di accogliere e contenere i vissuti del bambino. Un atteggiamento che, come spiegato dal relatore, “tatua il freddo nel cuore del bambino”, generando ferite affettive profonde. Rossi ha però sottolineato come l’attaccamento emotivo rappresenti un’impronta importante, ma non un destino inevitabile.
Ha poi parlato del “genitore porto oscillante”, descritto come un adulto ambivalente che alterna momenti di eccessiva vicinanza e invasività ad altri di assenza emotiva. Una relazione instabile che crea nel bambino incertezza e insicurezza affettiva.
Infine, la figura più dolorosa: “il genitore uragano”, definito come l’opposto del genitore porto sicuro. Una presenza dominata dall’angoscia, dalla paura e talvolta dalla violenza emotiva o fisica. “L’uragano divide in frantumi la mente del bambino”, ha spiegato Rossi, raccontando come certe esperienze traumatiche possano lasciare segni profondi nel corpo e nella mente dei più piccoli.
Il relatore ha affrontato anche il tema della sofferenza infantile, spiegando che il corpo del bambino “accusa il colpo” delle ferite emotive. Quando un bambino viene umiliato o picchiato, spesso smette di amare se stesso e, per sopravvivere emotivamente, costruisce una narrazione dolorosa: “Mamma non è cattiva, papà non è cattivo… sono io quello sbagliato”.
Attraverso esempi concreti e metafore, Rossi ha cercato di mostrare al pubblico cosa accade nella psiche del bambino quando mancano sicurezza, ascolto e protezione.
Partendo dal funzionamento del cervello e dei circuiti emozionali, il pedagogista ha paragonato la mente umana a un veliero: da una parte l’intelligenza razionale, dall’altra quella intuitiva ed emotiva. Alcune persone, ha spiegato, vivono troppo nella razionalità, altre invece sono dominate dall’impulsività.
“Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”, ha ricordato Rossi,riprendendo una citazione del filosofo francese, Pascal, e invitando genitori ed educatori a sviluppare un’autentica intelligenza emotiva, capace di ascoltare, comprendere e accompagnare i bambini nelle loro emozioni.
Nel corso della serata si è parlato anche della rabbia, della paura e della tristezza, emozioni che non devono essere negate ma accolte e comprese. Dietro la rabbia, ha spiegato il relatore, spesso si nasconde un dolore profondo. “Dietro la rabbia spesso si nasconde un dolore”, ha ricordato Rossi, sottolineando quanto sia fondamentale insegnare ai bambini a riconoscere e nominare le proprie emozioni. Educare emotivamente significa infatti aiutare i più piccoli a comprendere ciò che provano, senza giudicare o reprimere le emozioni.
“Dobbiamo essere corteccia per i nostri figli”, ha affermato il pedagogista, spiegando il ruolo degli adulti nell’accompagnare e contenere le emozioni più difficili, aiutando bambini e ragazzi a non sentirsi soli nei momenti di fragilità.
Molto toccante anche la riflessione sulla tristezza, descritta come “la caverna dell’anima”, uno spazio interiore che invita all’ascolto di sé. Una tristezza che, se ignorata, può trasformarsi in disperazione, ma che può essere attraversata grazie alla vicinanza degli altri e alla capacità di chiedere aiuto. “Hai diritto di piangere, hai diritto di chiedere aiuto”, ha detto Rossi, lanciando un messaggio forte contro la cultura dell’autosufficienza emotiva.
Non è mancato un passaggio dedicato alla paura, distinta tra quella “amica”, che protegge, e quella “nemica”, che limita e impedisce di vivere pienamente la bellezza della vita. Fondamentale, dunque, legittimare i bambini a provare emozioni, aiutandoli a comprenderle senza vergogna.
Nel corso dell’incontro il relatore ha letto anche alcuni pensieri tratti dai suoi libri, utilizzando metafore e racconti capaci di coinvolgere profondamente il pubblico. La serata si è conclusa con una suggestiva leggenda cinese, lasciando nei presenti un messaggio di speranza, ascolto e consapevolezza.
L’evento si inserisce all’interno delle attività coordinate dal CPT Gallura e dal progetto Sistema Integrato Zero Sei, realtà impegnate nella promozione del benessere educativo e relazionale delle famiglie.
Un appuntamento che ha saputo trasformarsi non solo in una conferenza intensa e toccante, ma in un vero momento di incontro umano, ricordando a tutti quanto sia importante educare non soltanto la mente, ma anche il cuore lasciando nei presenti non solo riflessioni educative, ma anche profonde domande interiori sul modo di vivere le relazioni e accompagnare la crescita dei più piccoli.

Antonella Sedda

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