San Simplicio, Monsignor Fornaciari: “La Gallura diventi laboratorio di Vangelo e speranza”

DiRedazione

17/05/2026

Grande partecipazione e profondo raccoglimento ieri, nel piazzale della Basilica di San Simplicio per la solenne celebrazione in onore di San Simplicio, patrono di Olbia e della diocesi di Tempio-Ampurias.
La Santa Messa, presieduta da Monsignor Roberto Fornaciari, si è svolta alla presenza del Vescovo Emerito Sebastiano Sanguinetti, di numerosi diaconi e sacerdoti
provenienti dalla diocesi, delle autorità civili, politiche e militari e di tantissimi fedeli che hanno seguito l’intera celebrazione in un clima di silenzio e intensa partecipazione.
All’inizio dell’omelia, Monsignor Fornaciari ha rivolto un affettuoso saluto ai presenti, richiamando il significato profondo della festa dedicata a San Simplicio, figura che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento spirituale per l’intera comunità.
Il Vescovo ha quindi ricordato la figura del santo martire, morto il 15 maggio del 304 durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. San Simplicio – ha spiegato – continua a essere una radice viva della Chiesa locale, una figura paterna e generatrice di fede, capace ancora oggi di parlare alle nuove generazioni attraverso la testimonianza della parola, della vita e del sacrificio.
Monsignor Fornaciari ha poi richiamato il ruolo della comunità cristiana come luogo capace di custodire speranza, carità e giustizia. Una comunità chiamata non a rifugiarsi in ideali astratti, ma a vivere concretamente il Vangelo nel quotidiano, costruendo relazioni fondate sull’equità, sulla legalità e sull’amore verso il prossimo.
Forte anche il richiamo alla responsabilità educativa. “Non basta trasmettere regole – ha sottolineato il Vescovo – ma occorre formare coscienze capaci di abitare la realtà e affrontare il futuro”. Un passaggio che ha toccato profondamente i presenti, soprattutto davanti alle fragilità e agli smarrimenti del nostro tempo.
Prendendo spunto dal brano del Vangelo sul chicco di grano, Monsignor Fornaciari ha invitato i fedeli a non lasciarsi paralizzare dalla paura del cambiamento. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Una riflessione che il Vescovo ha trasformato in un invito concreto ad accogliere la crescita, anche quando essa comporta fatica, rinuncia e trasformazione personale.
Secondo Monsignor Fornaciari, esistono infatti due modi opposti di affrontare la vita: restare fermi per paura oppure accettare il rischio del cambiamento e della maturazione. Solo questa seconda strada permette all’uomo di realizzarsi pienamente e di lasciare un segno autentico nel mondo.
“L’abbondanza del frutto nasce dal dono di sé”, ha ricordato il Vescovo, richiamando le parole del Vangelo: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.
Da qui il pensiero si è allargato al tema del martirio e ai tanti cristiani perseguitati ancora oggi in diverse parti del mondo. Monsignor Fornaciari ha ricordato come, anche nel tempo presente, uomini e donne continuino a testimoniare il Vangelo pagando con la vita la fedeltà a Cristo, l’impegno per la giustizia, la libertà religiosa e la solidarietà verso i più poveri.
“Anche oggi possiamo affermare che l’amore è più forte della morte”, ha detto il Vescovo, invitando i fedeli a guardare al Crocifisso come segno supremo della compassione di Dio verso l’umanità ferita.
Riprendendo poi le parole di Tertulliano, Monsignor Fornaciari ha ricordato che “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”, sottolineando come la testimonianza dei martiri continui ancora oggi a generare fede, speranza e coraggio.
Nella parte conclusiva dell’omelia, il pensiero del Vescovo si è poi rivolto direttamente alla realtà della Gallura e dell’Anglona, chiamate oggi – ha spiegato – a diventare “laboratorio per realizzare i fatti del Vangelo”. Una missione che si confronta con le difficoltà del nostro tempo: la fatica nella trasmissione della fede, le nuove povertà economiche ed esistenziali, il disagio giovanile e le difficoltà che molte famiglie vivono quotidianamente.
Monsignor Fornaciari ha descritto una società spesso segnata da smarrimento e fragilità, dove i giovani appaiono disorientati e tante persone portano il peso di solitudini e incertezze. Per questo motivo la Chiesa, ha ribadito, è chiamata a essere presenza viva, profetica e vicina alle persone.
“Una Chiesa in missione” -ha spiegato – deve saper valorizzare i doni di ciascuno, costruendo relazioni autentiche e uno stile fondato sul dialogo, sulla comunione e sulla pace. Un richiamo forte all’unità ecclesiale, alla collaborazione e alla capacità di affrontare insieme le sfide del presente. I fedeli hanno seguito con grande intensità ogni passaggio dell’omelia, percependo la forza di un messaggio che non si è fermato alla memoria del martire San Simplicio, ma che ha guardato con realismo e speranza alla vita concreta della comunità di oggi.
Nel giorno dedicato al santo patrono, la celebrazione si è così trasformata anche in un invito collettivo alla responsabilità, alla fede vissuta e alla costruzione di una comunità più unita, capace di affrontare le difficoltà con lo stile mite e forte del Vangelo.
Un invito forte rivolto a una comunità che vive le difficoltà del presente: le nuove povertà economiche ed esistenziali, il disagio giovanile, le famiglie spesso appesantite e la fatica nella trasmissione della fede.
“Una Chiesa in missione” -ha spiegato Monsignor Fornaciari – deve valorizzare i doni di ciascuno, promuovere il dialogo e costruire relazioni autentiche e pacificanti, affinché nella comunione suscitata dallo Spirito si possano affrontare insieme le sfide del nostro tempo.
Parole ascoltate in un silenzio intenso dai tanti fedeli presenti nel piazzale della basilica, in una celebrazione che non è stata soltanto memoria del martire San Simplicio, ma anche un forte invito alla responsabilità, alla fede vissuta e alla speranza.

Antonella Sedda

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