ORISTANO, 22 APR – La Procura della Repubblica di Oristano, con il pm Valerio Bagattini, ha chiesto il rinvio a giudizio per due persone accusate di aver compromesso l’ecosistema dell’Area Marina Protetta della Penisola del Sinis e dell’Isola di Mal di Ventre attraverso un massiccio prelievo illegale di ricci di mare.
L’indagine, condotta dalla Stazione Forestale e di Vigilanza Ambientale di Oristano con il supporto dei Barracelli di Cabras, ha portato alla luce un’attività sistematica di raccolta, lavorazione e commercializzazione del prodotto, destinato anche a ristoranti locali.
In appena quattro mesi è stata accertata la sottrazione di circa 70mila esemplari di riccio di mare (Paracentrotus lividus), in particolare nella zona B dell’area protetta, dove vige il divieto assoluto di pesca.
Determinante, per la qualificazione giuridica dei fatti, è stata la collaborazione con i consulenti del Cnr di Oristano-Torregrande. Gli studi hanno documentato una drastica riduzione della popolazione di ricci e una diminuzione significativa della densità degli esemplari di taglia commerciale, direttamente collegata al prelievo illecito.
«Questi dati hanno consentito di configurare una compromissione significativa e misurabile dell’ecosistema, requisito essenziale per contestare il delitto di inquinamento ambientale previsto dall’articolo 452-bis del codice penale», fa sapere il Corpo Forestale.
La contestazione di questo reato rappresenta un passaggio rilevante nella tutela del territorio: sono previste pene severe, con la reclusione da due a sei anni e multe da 10mila a 100mila euro.
Oltre all’inquinamento ambientale, agli indagati vengono contestati anche reati contravvenzionali legati alla pesca illecita in area protetta e alla vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione.
