Dal Gramsci di Olbia al “Palazzo di Vetro”: studenti protagonisti al FermiMun di Nuoro

DiRedazione

22/04/2026

Un’esperienza di confronto internazionale, crescita personale e cittadinanza attiva: gli studenti del Liceo Gramsci di Olbia raccontano la loro partecipazione al FermiMun 2026, la simulazione ONU che ogni anno coinvolge giovani da tutta la Sardegna.

Pubblichiamo le parole scritte al termine dell’incontro dalla Prof.ssa Stefania Deiana, referente del progetto assieme alla collega Julia Varrucciu

Vi siete mai sentiti imprigionati in un mondo troppo piccolo per voi? Avete mai pensato di scappare via alla prima occasione, immaginando luoghi senza confini? 

È un pensiero comune a tanti ragazzi e lo è stato anche per noi, che ragazzi non lo siamo oramai più da tempo. 

Tuttavia, a volta, qualcosa accade. E così succede che a poco più di 100 km da casa propria, in un mondo che abbiamo forse considerato come ancora più piccolo e lontano da quell’apertura che tanto agogniamo, si crei un’occasione: unica, irripetibile, che resterà nei nostri ricordi a lungo. 

Questo è ciò che il FermiMun di Nuoro sta rappresentando dal 2018 per i nostri studenti: uno spaccato sul mondo, da protagonisti, con la richiesta precisa di sviluppare pensiero critico, sollevare dubbi e proporre soluzioni riconoscendo le differenze di ognuno, cooperando nonostante queste e mettendo limiti a ciò che si trova inefficace, pericoloso o, semplicemente, eticamente ingiusto. 

Una palestra di cittadinanza responsabile e un assaggio, più che sostanzioso, di diplomazia internazionale all’interno di una tre giorni dove semplici studenti diventano Delegati ONU, rappresentando Paesi non propri e lavorando strenuamente per raggiungere obiettivi comuni su temi di grande urgenza. 

Anche i nostri ragazzi del Gramsci, come oramai da anni, hanno partecipato entusiasti, pronti a rischiare e mettersi in gioco. 

Quest’anno i nostri Delegati hanno rappresentato Polonia e Sudafrica: Jouvenceau Marius e Battistello Andrea per la Polonia, Iamandi Isabela e Baster Mulet Mateo Allen per il Sudafrica.
Quattro ragazzi scelti non solo perché amano la lingua Inglese ma perché ognuno di loro ha dimostrato di credere nell’importanza del partecipare: Marius, sempre misurato e attento nel mantenere un dialogo educato; Andrea con gli occhi sorridenti e la parola sempre pronta, sul pezzo; Mateo, che non teme le controversie e va sempre oltre; Isabela, che ogni mattina mostrava alla sua classe la rassegna stampa delle principali fonti internazionali per tenere tutti aggiornati.


Cosa possiamo raccontare della loro esperienza al FermiMun? Innanzitutto, che si sono preparati. Non solo sul progetto. Hanno studiato, hanno ascoltato i propri compagni, gli altri delegati; hanno lavorato e cercato di capire come contribuire. Lo hanno fatto con un briciolo di emozione, quel momento sospeso tra l’iniziare a parlare davanti al microfono e il partire come un fiume in piena.
Hanno capito cosa rappresenti il networking, il relazionarsi in modo informale tenendo sempre a mente che si hanno degli obiettivi comuni, anche in quei momenti così preziosi, che tutto sono tranne che un semplice break. Hanno accettato la sfida del dare senza per forza primeggiare, dell’essere generosi nel mettere a disposizione degli altri la propria conoscenza, l’energia, il disaccordo, la voglia di cambiamento.
Hanno vissuto appieno un viaggio, iniziato nelle aule dove lavoravano ai loro opening speeches, spesso sconfinando in animate discussioni sul mondo, facendo a noi docenti un regalo inatteso, di cui loro quattro non sono minimamente consapevoli: il senso. Perché si, è in quei momenti, quando vedi un adolescente animarsi per quello in cui crede e arrabbiarsi per ciò che trova sbagliato, che un insegnante sente che ha tutto – ancora – davvero senso. E quel viaggio è continuato, fino a portarli in un Palazzo di Vetro nascosto dentro una palestra scolastica.

Una parola, forse più di una, va spesa a questo riguardo: cosa vuol dire portare in campo una Simulazione ONU dentro una piccola scuola cittadina? Non può esserci l’appeal della grande metropoli, del tempo di attesa per il check-in…eppure non c’è ragazzo che arrivi al Liceo Fermi e non chieda di ritornare. Perché è forse proprio quell’essere comunità scolastica, prima che ONU, che rende l’atmosfera così unica. Ci sono la formalità, il dress code, il linguaggio attento, il regolamento stringente. Ma si è a scuola e a scuola si accoglie, si ascolta, si educa. Chiunque entri dal cancello. Non conta il Paese di origine, la lingua parlata né il background. Un’atmosfera unica, che si sprigiona in frizzante allegria giovanile un secondo dopo la chiusura dell’Assemblea. E di tutto questo i colleghi e i ragazzi del Fermi devono essere orgogliosi. E noialtri grati.

Un’ultima riflessione che prende spunto da una parola pronunciata da tutte le istituzioni che hanno dato il loro augurio ai delegates: responsabilità, come bisogno impellente in un mondo dove diventa sempre più difficile capirne il significato profondo.
Ecco, Giorgio Gaber cantava ‘Libertà è partecipazione’. Ascoltando i discorsi dei nostri ragazzi, mi chiedo se la più grande libertà oggi non sia davvero sentire il peso della responsabilità e la conseguente possibilità che questa racchiude. Con l’augurio allora che i nostri ragazzi abbiano sempre più consapevolezza di ciò. In attesa del prossimo FermiMun… e non solo.

Prof.ssa Stefania Deiana, referente del progetto assieme alla collega Julia Varrucciu

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