Tra i grandi vitigni a bacca rossa del panorama mondiale, il Syrah occupa oggi un posto di primo piano per diffusione e versatilità. Le sue origini sono riconducibili alla Valle del Rodano, dove già in epoca medievale iniziò a costruire la propria identità enologica, trovando piena affermazione tra il XIX e il XX secolo nelle celebri appellazioni della Côtes-du-Rhône.
Nel tempo non sono mancate ipotesi alternative sulla sua provenienza, dal Medio Oriente — con un possibile legame con la città di Shiraz — fino alla Sicilia, dove alcuni studiosi avevano ipotizzato un’origine legata a Siracusa. Tuttavia, le analisi genetiche hanno confermato la matrice francese del vitigno, oggi considerata la teoria più accreditata.
La storia del Syrah prende una svolta decisiva nel 1832, quando viene introdotto in Australia, dove assume il nome di Shiraz e diventa nel giro di pochi decenni il vitigno simbolo nazionale, sviluppando uno stile enologico profondamente diverso rispetto alla sua espressione europea.
Nel corso degli anni il Syrah ha conosciuto una crescita costante, fino a diventare uno dei vitigni più coltivati al mondo. La sua capacità di adattarsi a climi differenti e di interpretare territori eterogenei ha conquistato produttori e appassionati, dando vita a etichette di grande successo internazionale.
In Italia il Syrah ha trovato condizioni particolarmente favorevoli in aree dal clima mediterraneo, con espressioni significative in Toscana e in Sicilia, dove il vitigno ha saputo coniugare struttura e finezza aromatica. Anche in Sardegna la sua presenza è cresciuta negli ultimi anni: inizialmente impiegato soprattutto nei blend, oggi il Syrah viene sempre più spesso vinificato in purezza, dando vita a interpretazioni originali e a un mercato in espansione che fino a un decennio fa sarebbe stato difficile immaginare.
Nel calice, il Syrah sardo si distingue per il colore rosso rubino dai riflessi violacei, un profilo olfattivo intenso in cui emergono spezie — soprattutto pepe nero — accanto a note di prugna, mora e ciliegia, spesso accompagnate da richiami alla macchia mediterranea. Al palato si presenta pieno e caldo, sostenuto da tannini eleganti e da una persistenza che ne sottolinea la personalità.
Un vitigno internazionale, dunque, che sull’isola trova una nuova dimensione mediterranea. Ed è proprio partendo da questa evoluzione che ci siamo andati alla scoperta di due Syrah provenienti da zone diverse della Sardegna, capaci di raccontare, ciascuno a modo proprio, il potenziale di questa varietà in terra isolana.
A Laerru, nel parco botanico dell’Anglona dove nascono le uve di questo Syrah, Massimo Rossini, titolare dell’azienda Tenute Rossini che oltre vent’anni fa venne fondata dal padre Luigi, ci racconta di Uttiu, il Syrah che rappresenta la punta di diamante della produzione aziendale.
“Massimo, perché la decisione di piantare il syrah e vinificarlo in purezza?”
“Ho vissuto 20 anni a Londra dove non era facile trovare buoni vini. Bevevo molto spesso Syrah e ho iniziato ad appassionarmi a questo vitigno. Rientrato in Sardegna e avviata l’azienda vinicola un enologo mi suggerì di provare a piantare Syrah in quanto secondo lui avrebbe avuto un’ottima riuscita nel nostro territorio. Essendo un vino che apprezzavo molto ho immediatamente accolto il suo suggerimento e ho iniziato ad utilizzarlo come taglio e poi, dopo averlo affinato in barrique, abbiamo deciso di bonificarlo in purezza. Un esperimento riuscito visto che oggi Uttiu rappresenta il nostro top di gamma.”
“Quali sono le caratteristiche del territorio che concorrono alla buona riuscita di questo vino?”
“Il Syrah si adatta perfettamente al clima e probabilmente ha trovato quello ideale nelle nostre vigne. Il risultato è un vino dai profumi intensi, floreale e speziato, con tannini morbidi che si abbina perfettamente a piatti saporiti e dal gusto deciso, arrosti, formaggi a pasta dura o selvaggina.“
Ad Alghero la Cantina Gabriele Palmas produce un Syrah molto interessante che lo stesso titolare ci racconta.
“Gabriele, come nasce il tuo Syrah?”
Il Syrah appartiene al gruppo di vitigni a bacca rossa più coltivati nel mondo. Dall’ Australia al Sud America, dalla Valle del Rodano, ( Cotes du Rhone ), al Sud Africa. Il vino ottenuto dalla sua vinificazione ha grandissime qualità. Intensità di colore, di profumi, struttura e morbidezza lo rendono persino un vino da taglio. Tuttavia la sua espressione “ in purezza “ è molto piacevole e nei diversi “ Terroir “ del pianeta, viene influenzata dall’ambiente che lo circonda, comportandosi in modo diverso pur non perdendo le sue caratteristiche genetiche. Per questa ragione, circa 20 anni fa’, ho voluto sperimentarne la sua coltivazione nell’Isola dei Nuraghi, la mia terra. In questa isola antica dove gli inverni brevi sono alternati a stagioni calde lunghe e i venti di maestrale soffiano costanti e regalano sapidità all’uva, l’ambiente e’ risultato ideale . La grande esposizione luminosa completa l’opera e le uve possono maturare bene in un ambiente salubre. Il risultato finale e’ stato un vino identitario del vitigno ma che in Sardegna si è potuto arricchire di profumi diversi, tipici di questa terra, insomma un Syrah sardo!
“Come viene percepito dal pubblico questo vino che in Sardegna si può considerare l’ultimo arrivato in termini di tempo”
Il mercato sardo ha accolto molto bene il Syrah. Come in tutti i paesi anche nell’Isola la maggior parte dei vitigni coltivati e’ rappresentata dagli autoctoni ed in particolare dal Cannonau…Probabilmente i sardi avevano voglia di bere vini diversi, semplicemente per variare o integrare le loro abitudini aprendosi questa volta e non chiudendosi come avevano sempre fatto nel passato ma accettando la contaminazione dei vitigni cosiddetti internazionali che da sempre sono coltivati in tutto il pianeta. Io ho voluto proporre anche il Cabernet Sauvignon e doverosamente il Cannonau che nella mia zona, l’Alghero DOC si esprime molto bene anche se probabilmente vengo riconosciuto come precursore dei vini ottenuti da vitigni internazionali che ho coltivato e imbottigliato tra i primi in Sardegna.
“Qual’è il suo legame con il territorio”
Secondo me non c’è un vero e proprio legame del Syrah con il territorio Sardo. L’unica doc che contempla i vitigni internazionali nell’isola é l’Alghero DOC ma il Syrah non è mai stato introdotto forse in futuro, chissa’… Tuttavia rientra nelle indicazioni geografiche tipiche e quindi possiamo concludere che sia quantomeno “ accettato “ dalla nostra legislazione viticola. E’ un buon punto di partenza!
