Povertà in aumento in Sardegna: famiglie sempre più in difficoltà, l’allarme di associazioni e istituzioni

DiRedazione

05/03/2026

CAGLIARI, 5 MARZO – La povertà continua a crescere in Italia e colpisce sempre più famiglie anche in Sardegna. È quanto emerso durante l’incontro “L’Italia della povertà. Focus sulla Sardegna”, promosso a Cagliari da ACLI Sardegna – Area Welfare, IARES (Istituto Acli per la Ricerca e lo Sviluppo) e dall’Alleanza contro la Povertà in Italia.

Sono trascorsi ormai dieci anni dalla nascita del gruppo Alleanza contro la povertà, ed è importante riprendere questo discorso”, ha detto Mauro Carta, presidente delle Acli della Sardegna, ricordando che anche grazie al lavoro dell’Alleanza “nacque la legge regionale sul Re.I.S. n. 16 del 2018”. Carta ha sottolineato che “la povertà è un fenomeno in crescita e riguarda sempre più persone; non deve essere interpretata come una colpa individuale, ma come una situazione da cui le persone devono poter uscire, grazie al sostegno della società e delle istituzioni”.

A tracciare il quadro dei dati è stata Vania Statzu dell’IARES (Istituto Acli per la Ricerca e lo Sviluppo): “In Sardegna abbiamo oltre il 17%, rispetto all’11% a livello nazionale, di famiglie che vivono in uno stato di povertà relativa”. Tra gli indicatori più preoccupanti, ha spiegato, “quasi 4 famiglie su 10 hanno difficoltà ad arrivare a fine mese e quasi 6 famiglie su 10 in Sardegna non riescono a risparmiare”. Inoltre “il 54% delle famiglie afferma che non riuscirebbe a fare fronte a una spesa imprevista”, dato che colloca la Sardegna tra le regioni con la situazione più critica.

Per Antonello Caria, segretario welfare e salute delle Acli Sardegna, l’Alleanza contro la povertà lavora per favorire il reinserimento delle persone in difficoltà. “Tra gli strumenti più importanti c’è il Reddito di Inclusione Sociale (REIS)”, che non offre solo un sostegno economico ma anche percorsi di inclusione attraverso attività e laboratori. Caria ha però evidenziato la necessità di coordinare meglio i progetti: “I vari progetti non dovrebbero lavorare separatamente, ma collaborare tra loro”.

Secondo Remo Siza, del comitato scientifico dell’Alleanza contro le povertà in Italia, la povertà oggi colpisce sempre più anche chi lavora: “Le associazioni rilevano che qualcosa è cambiato: prima le persone erano prevalentemente disoccupate, adesso c’è un equilibrio: 50% povertà pur lavorando e 50% disoccupazione”. A incidere sono “bassi salari, crescita degli affitti e precarietà del lavoro”. Siza ha ricordato inoltre che “oggi sono aumentate tre volte tanto le persone che ricevono un beneficio welfare, da 1,6 milioni a 3 milioni”.

Dal mondo ecclesiale è arrivato il contributo di don Marco Statzu, delegato regionale Caritas Sardegna, che ha ricordato la presenza dei centri d’ascolto sull’isola: “Ci sono criticità molto reali, in particolare lo smarrimento delle persone che si rivolgono a noi perché, di fronte a una situazione di povertà, non sanno a chi rivolgersi”. E ha aggiunto: “È importante, anche a livello politico, che si continui a parlare di questi temi, la percezione è che oggi se ne parli troppo poco”.

Per Nicola Cabras della CGIL Sardegna, una delle cause che può far scivolare rapidamente nella povertà è rappresentata dalle spese improvvise legate alla salute: “A tutti i lavoratori, compresi i regionali e i pensionati, può capitare improvvisamente una necessità legata alla salute”, situazioni che possono portare a difficoltà economiche.

Anche Andrea Pianu, del Forum del Terzo Settore Sardegna, ha richiamato l’attenzione sul fenomeno del lavoro povero: “Oggi esiste molto lavoro povero, ossia persone che lavorano ma che, nonostante questo, restano in condizioni di povertà”. Pianu ha sottolineato inoltre la necessità di costruire “un sistema integrato di politiche e di risposte, capace di coordinare le azioni tra istituzioni, servizi e associazioni”.

Dal punto di vista dei servizi sociali, Laura Pinna, dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Sardegna, ha evidenziato l’aumento delle difficoltà dopo la pandemia: “Molte persone si sono sentite invisibili e si sono ritrovate in circuiti pericolosi per non chiedere aiuto alle istituzioni pubbliche”. E ha ricordato la carenza di personale: “Idealmente dovrebbe esserci un assistente sociale ogni 5.000 abitanti, ma ora non è così”.

Per la Direzione politiche sociali della Regione Sardegna, rappresentata da Francesca Piras, il lavoro svolto si è concentrato anche su interviste a famiglie che sono riuscite a emanciparsi dalla povertà, per individuare percorsi replicabili. Piras ha però evidenziato che “spesso risulta più facile dare l’assegno, ossia assicurare un mantenimento, che non attivare un progetto più ampio”.

Un’esperienza concreta è quella raccontata da Ugo Bressanello della Fondazione Domus de Luna, nata per rispondere a situazioni di forte disagio: durante la pandemia “siamo arrivati a seguire oltre 1360 famiglie”. L’obiettivo è offrire non solo aiuti materiali ma anche opportunità di lavoro e percorsi educativi. Bressanello ha proposto inoltre la creazione di strumenti comuni, come “un fondo regionale per la distribuzione degli aiuti, un software condiviso per gestire gli interventi e magazzini comuni per la distribuzione dei beni”.

Il tema delle disuguaglianze è stato affrontato anche da Camilla Soru, presidente della Commissione Lavoro, che ha sottolineato come le differenze sociali nascano spesso fin dall’infanzia. “Le disuguaglianze nascono nel momento in cui nasci”, ha detto, ricordando che in Sardegna resta elevata la percentuale di persone senza diploma.

A chiudere l’incontro Antonio Russo, portavoce dell’Alleanza contro la povertà in Italia, che ha lanciato un appello: “Dobbiamo riportare il tema della povertà nel dibattito pubblico e politico”. Russo ha ricordato che “da 13 anni sta aumentando la povertà e questo non avviene negli altri paesi” e che oggi “sono 6.000.000 i poveri assoluti” in Italia.

È molto importante il lavoro di analisi che viene fatto – ha concluso – ma bisogna capire che non bastano le Acli o la Caritas per risolvere il problema: il lavoro dell’Alleanza contro la povertà deve essere quello di discutere e proporre alla politica visioni nuove del problema per avere un approccio differente”.

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