Il Museo Galluras della “femina agabbadora” protagonista a Chicago

DiRedazione

24/02/2026

(ANSA) – LURAS, 24 FEB – Il Museo etnografico Galluras protagonista negli Stati Uniti al College Art Association di Chicago, unico museo italiano presente alla manifestazione.

Fondato e diretto da Pier Giacomo Pala, il museo di Luras si configura come uno spazio in cui la figura della donna non è relegata a uno sfondo silenzioso della storia domestica, ma viene posta in primo piano come soggetto centrale della memoria e della conoscenza.

Pala, 69 anni, cultore e appassionato di tradizioni popolari, ha iniziato a raccogliere materiale etnografico all’età di 12 anni. Nel 1981 ha acquistato un palazzotto nella via centrale di Luras, avviando un intervento di restauro conservativo. È in questo edificio che nel 1996 apre il Museo Galluras, dove sono esposti oltre 7.000 reperti.

La presentazione è stata curata dalla ricercatrice dell’Università Internazionale della Catalunya, Lara Corona.

“Attraverso la ricostruzione immersiva di una casa tradizionale gallurese – spiega – il museo mette in evidenza i diversi ruoli femminili che accompagnano le fasi fondamentali dell’esistenza: la nascita, la vita familiare, il lavoro quotidiano, la cura, la malattia e la morte. La donna emerge così come nodo vitale di continuità tra generazioni, depositaria di saperi incarnati e di pratiche relazionali che strutturano la vita comunitaria. In questo contesto, la figura della ‘femina agabbadora’ non è presentata in chiave folkloristica o spettacolarizzata, ma come parte di una rete storica di cura e responsabilità etica legata al fine vita. La sua rappresentazione invita a comprendere la cura non come gesto puramente gentile o rassicurante, ma come pratica talvolta dolorosa, ambivalente ed eticamente complessa.”

“Elemento centrale della curatorialità del Museo Galluras è la sinergia tra la ricerca attenta di Pala e la collaborazione attiva con la comunità locale, in particolare con le donne e gli anziani, i cui racconti orali costituiscono l’ossatura narrativa dell’esposizione. Il museo si configura così come uno spazio condiviso in cui la conoscenza non fluisce verticalmente dall’alto verso il basso, come in un tempio sacro, ma circola in modo orizzontale tra museo, collezione e comunità. Ogni oggetto è portatore di storie, memorie e legami affettivi che ne costituiscono il vero significato”.

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