Con la pentolaccia in programma stasera va in archivio a Mamoiada il Carnevale 2026, definito dall’amministrazione comunale una delle edizioni migliori degli ultimi anni per partecipazione e appeal.
Le presenze, numerose e distribuite lungo tutto l’arco della manifestazione, erano iniziate con l’“invasione” per i fuochi di Sant’Antonio del 16 e 17 gennaio. “L’organizzazione del Carnevale 2026 è stata sicuramente tra le più impegnative e faticose degli ultimi anni, sia dal punto di vista amministrativo che logistico. Quest’anno si conclude un ciclo organizzativo iniziato nel 2016: un percorso lungo dieci anni che ha voluto contribuire in maniera concreta sul proseguo di un cammino iniziato tempo basato sulla crescita sociale ed economica della nostra comunità”, ha dichiarato il sindaco Luciano Barone.
Il primo cittadino ha parlato di una comunità “viva e dinamica, capace di interagire e fare sistema”, in grado di strutturare attrattori culturali che garantiscono un flusso costante di visitatori, con un ritorno d’immagine a livello regionale, nazionale e internazionale. Tra gli indicatori citati: la crescita del settore ricettivo, l’aumento dei punti ristoro e la diversificazione dell’offerta. Il Carnevale, ha sottolineato, si fonda su una crescente attività imprenditoriale locale che sviluppa ricettività, ristorazione e produzioni agroalimentari di pregio, affiancando al settore vitivinicolo un comparto della ristorazione con almeno undici attività aperte tutto l’anno, oltre ai servizi offerti dalle cantine anche in chiave turistica.
Sul piano culturale, Barone ha richiamato “la continuità degli eventi, il Museo delle Maschere Mediterranee e, oggi, anche il riconoscimento UNESCO delle Domus de Janas di Istevene”, parlando di un lavoro rafforzato negli ultimi dieci anni. Protagonisti e “ambasciatori d’eccellenza” restano i Mamuthones e gli Issohadores, che raccontano la storia della comunità nelle piazze italiane e internazionali.
Il sindaco ha inoltre ringraziato uffici comunali, amministratori, associazioni, volontari, operatori economici, forze dell’ordine e cittadini, definendo il percorso compiuto un progetto collettivo che va oltre l’organizzazione di un evento. Riguardo alle criticità emerse e alle osservazioni di cittadini e visitatori, ha aggiunto: “Le accogliamo con rispetto e senso di responsabilità, perché è proprio dall’ascolto e dal confronto che nasce la crescita di una comunità matura”.
Nel contesto di crescita indicato dall’amministrazione si inserisce il Museo delle Maschere Mediterranee che, dopo un anno di chiusura, nel 2025 ha ripreso la funzione di polo turistico-culturale del Nuorese, superando le 23 mila presenze annue con un’offerta culturale e servizi rinnovati. Durante il Carnevale oltre tremila persone hanno visitato le sale del museo tra sabato, domenica e martedì grasso.
“Il Carnevale non è soltanto una festa: è identità, è memoria, è futuro”, ha concluso Barone, auspicando di proseguire “con umiltà e ambizione” lungo il percorso intrapreso.
