Gaza, Ucraina, Afghanistan, Iran. Nomi che ascoltiamo ogni giorno nei notiziari, che scorrono veloci nei titoli e nei social, fino quasi a perdere consistenza. Ma dietro ciascuno di quei luoghi ci sono persone reali, famiglie, bambini, anziani. Ci sono vite che continuano – o provano a continuare – mentre tutto intorno crolla.
Da questa consapevolezza nasce “Crescere, la guerra”, lo spettacolo che il 18 aprile 2026 alle ore 21.00 approderà al Teatro Verdi di Sassari, con la giornalista e inviata di guerra Francesca Mannocchi e il musicista e compositore Rodrigo D’Erasmo.
Dopo anni trascorsi nei territori segnati dai conflitti, Mannocchi sceglie il teatro come nuova forma di narrazione. Non più soltanto reportage, servizi televisivi o pagine scritte, ma un racconto vivo, condiviso nello stesso spazio, nello stesso respiro del pubblico. È un passaggio significativo: dalla cronaca alla relazione diretta, dall’informazione alla partecipazione emotiva.
Lo spettacolo intreccia la grande Storia con le storie quotidiane. Non si concentra sulle strategie politiche o militari, ma su chi ogni giorno affronta la guerra senza averla scelta. Madri che proteggono, figli che crescono troppo in fretta, giovani costretti a rinunciare ai sogni. È qui che emerge la domanda centrale: come si fa a restare umani quando tutto intorno spinge verso la disumanizzazione?
Le musiche di Rodrigo D’Erasmo non sono semplice accompagnamento, ma parte integrante del racconto. Suono e parola si fondono, creando un tessuto emotivo che rende quasi tangibili le immagini evocate. Non c’è distanza tra palco e platea: la cosiddetta “quarta parete” si dissolve, e lo spettatore si trova coinvolto, chiamato a interrogarsi, a prendere posizione dentro di sé.
Al centro della riflessione c’è un elemento decisivo: il futuro. Perché parlare di guerra significa inevitabilmente parlare di chi dovrà viverne le conseguenze. “Crescere, la guerra” pone l’attenzione proprio su questo: sull’infanzia e sulle generazioni che vengono, su ciò che resta dopo le macerie, sulla responsabilità collettiva di non abituarsi al conflitto come a un rumore di fondo permanente.
In un mondo che sembra vivere in uno stato di tensione continua, lo spettacolo diventa un invito a rallentare e a sentire davvero. Non offre soluzioni semplici, ma chiede consapevolezza. Non accusa, ma responsabilizza. E ricorda che l’unica possibilità di salvezza passa dalla capacità di custodire l’umanità, anche quando tutto sembra volerla spegnere.
Un appuntamento culturale di grande intensità per Sassari, che si prepara ad accogliere non solo uno spettacolo teatrale, ma un’esperienza capace di lasciare traccia.
Antonella Sedda
