Dopo le dure dichiarazioni del consigliere regionale Angelo Cocciu, sui fatti avvenuti nel pomeriggio a Olbia, interviene la vice segretaria regionale del Partito Democratico e consigliera comunale di Olbia Ivana Russu. “Quello che è successo oggi a Olbia mi scuote profondamente, prima come cittadina e poi come rappresentante delle istituzioni”, afferma Russu, esprimendo “la mia totale vicinanza alle persone ferite e alle loro famiglie”, ribadendo come “una violenza del genere sia inaccettabile e non possa lasciare nessuno indifferente”.
La vice segretaria, però, prende nettamente le distanze dalle parole di Cocciu:
“C’è un’altra cosa che non posso accettare: il tentativo di trasformare una tragedia in un terreno di scontro ideologico. Ho letto le dichiarazioni del consigliere Cocciu e le trovo becere”. Nel suo intervento, Russu critica duramente quello che definisce un uso politico dell’episodio: “Alimentare l’odio e solleticare la “pancia” dei cittadini parlando di religione o identità è una strada pericolosa. È troppo facile cercare un nemico esterno quando si governa la Città e il Paese”.
Secondo la vice segretaria regionale del PD, il nodo centrale resta la sicurezza:
“La verità è che a Olbia esiste un problema di sicurezza reale che il centro-destra nega da anni”.
Un tema che, a suo avviso, non può essere affrontato con slogan:
“La sicurezza non si garantisce con i post sui social, ma con la responsabilità”, indicando tre priorità: “Più controllo, con risorse vere per le forze dell’ordine e una presenza costante sul territorio; integrazione seria, perché solo monitorando e integrando si evita che il disagio esploda in violenza; presidi sociali, per intercettare i problemi prima che diventino tragedie”.
Infine, l’affondo politico: “Basta con la retorica incendiaria che serve solo a nascondere i fallimenti amministrativi. Olbia merita risposte concrete, non una politica che divide per coprire i propri errori”.
E infine “Usciamo dal negazionismo: la nostra città ha bisogno di essere protetta, non aizzata. Invece di buttare soldi nei centri in Albania, investite su sicurezza e sociale”.
