Prosegue il dibattito e le critiche sul dimensionamento della rete scolastica deciso per la Sardegna dal commissario governativo, una questione che riguarda l’intero sistema educativo dell’Isola. Una scelta che incide su un territorio già segnato da forti criticità sociali, demografiche e formative, e che rischia di produrre effetti rilevanti sull’accesso all’istruzione, sulla qualità dell’offerta didattica e sulla tenuta delle comunità locali, soprattutto nelle aree interne.
Sull’argomento registriamo la posizione espressa qualche giorno fa da Mirko Idili, segretario generale della Cisl Gallura, ad Arzachena, peraltro interessata direttamente dall’accorpamento di due istituti comprensivi, in occasione dei sessant’anni di attività dell’Ipsar. «Il dimensionamento della rete scolastica in una realtà come quella sarda, che è una regione del meridione d’Italia, con un tasso di dispersione scolastica che sfiora il 17%; i dati invalsi dicono che un ragazzo su tre ha difficoltà nella comprensione di un testo scritto e nel far di calcolo, inoltre il 19% dei ragazzi, di Sardegna è nit, cioè non studia, non si forma eccetera; ci aspettavamo maggior attenzione da parte del governo nazionale».
Numeri che evidenziano come il dimensionamento, se applicato sulla base di criteri esclusivamente quantitativi, rischi di non tenere conto delle reali condizioni della Sardegna e delle sue specificità territoriali. In questo contesto, l’accorpamento delle autonomie scolastiche potrebbe tradursi in un ulteriore indebolimento dell’offerta formativa e in maggiori difficoltà per studenti, famiglie e personale scolastico.
Sempre in riferimento alla situazione regionale, è stato richiamato, da segretario della Cisl Idili, anche il tema dell’autonomia speciale, considerata uno strumento potenzialmente decisivo nella gestione della rete scolastica. «Noi riteniamo che la Regione Sardegna debba esercitare la specialità prevista dall’articolo cinque dello statuto che le consentirebbe, così come è stato ad esempio Liguria come stato in Friuli-Venezia Giulia o in Val d’Aosta, di poter tutelare i propri organici e l’offerta formativa». CR
