Oggi ricorre la tredicesima Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, una ricorrenza che va ben oltre il gesto di non buttare il cibo. Parla di responsabilità, di rispetto e, soprattutto, di giustizia sociale. Perché sprecare significa togliere valore a ciò che per molti è ancora un bisogno.
Anche nelle scuole dell’infanzia e primaria di Olbia questa giornata è stata vissuta come un’occasione educativa importante, grazie alla collaborazione della cooperativa La Solaria di Olbia. I bambini non hanno ricevuto solo spiegazioni teoriche, ma sono stati coinvolti in un’esperienza concreta, capace di lasciare un segno. In mensa è arrivata una bilancia, ribattezzata dai bambini “la bilancia magica”: su di essa sono stati pesati gli avanzi di cibo rimasti nei piatti. Numeri semplici, ma eloquenti, che hanno reso visibile ciò che spesso resta invisibile: quanto cibo viene sprecato ogni giorno, anche senza cattive intenzioni.
Da qui è nata una riflessione profonda. Ai bambini è stato spiegato che ogni piatto di cibo è il risultato di acqua, sole, terra e del lavoro di tante persone. Lasciarlo nel piatto significa sprecare risorse preziose e mancare di rispetto a chi quel cibo lo produce e a chi, altrove, non ne ha abbastanza.
Il messaggio educativo è stato chiaro: imparare a prendere “quanto basta”, ascoltare la propria fame, trasformare il “non ne voglio più” in una scelta consapevole. L’obiettivo simbolico della giornata è stato quello di avvicinarsi il più possibile allo zero sprechi, facendo dei bambini veri protagonisti del cambiamento.
Educare al valore del cibo significa educare alla cittadinanza. Significa formare persone attente, solidali, capaci di comprendere che le proprie azioni hanno un impatto sugli altri e sull’ambiente. Per questo la lotta allo spreco alimentare non è solo una questione ecologica, ma un autentico atto di giustizia sociale. Perché non sprecare è un gesto d’amore: verso la Terra, verso il lavoro umano e verso l’umanità tutta.
Antonella Sedda

