Flotta russa nel Tirreno vicino alla Sardegna, la NATO monitora la situazione

DiRedazione

04/02/2026

I movimenti nelle acque del Tirreno, vicino alla Sardegna, della flottiglia della Marina russa composta dal cacciatorpediniere Severomorsk, dalla petroliera Kama e dal cargo Sparta IV, sono attentamente monitorati da una fregata della Marina Militare italiana e da un aereo ATR 72MP dell’Aeronautica che fanno parte dell’operazione “Mediterraneo Sicuro”, nonché della NATO.

Le tre unità sono transitate dal Canale di Sicilia ed invece di proseguire – come di norma – verso lo Stretto di Gibilterra, hanno deviato verso il Tirreno, dove da ieri stanno navigando avanti e indietro a poca distanza dalle coste sarde, ma sempre in acque internazionali.

Della flottiglia faceva parte inizialmente anche il sommergibile classe Kilo Krasnodar. La navigazione dei mezzi di Mosca era stata seguita la settimana scorsa dalla nave della Marina italiana Virginio Fasan, parte dello Standing Maritime Group 2 della Nato.

Non è la prima volta che navi russe – presenti in forza nel Mediterraneo – bordeggiano le acque italiane. Finora non hanno mai violato i limiti territoriali. I loro movimenti sono comunque attentamente monitorati sia dalle forze Nato che da quelle italiane.

Le ipotesi: trasbordo, intelligence o provocazione

Cosa stava facendo davvero la Sparta IV? Gli analisti avanzano tre ipotesi principali.

La prima riguarda un possibile trasbordo di materiale sensibile verso un’altra nave o un sottomarino russo, operazione che richiederebbe un’area relativamente riparata e lontana da rotte commerciali frequentate. Il movimento a pendolo permetterebbe di attendere il punto di incontro senza destare troppi sospetti.

La seconda ipotesi si concentra su attività di intelligence marittima: raccolta di dati sulle rotte NATO, mappatura dei fondali, intercettazione di comunicazioni o monitoraggio delle infrastrutture sottomarine come cavi e condotte. La Sardegna è attraversata da cavi di telecomunicazioni che collegano l’Europa al Nord Africa e al Medio Oriente, infrastrutture critiche per le comunicazioni militari e civili.

La terza possibilità è quella di un segnale politico, una dimostrazione di forza per ricordare alla NATO che Mosca può operare indisturbata anche vicino alle coste europee. Non a caso, la presenza di navi russe nel Mediterraneo è aumentata sensibilmente dopo l’invasione dell’Ucraina, richiedendo un incremento delle attività di sorveglianza e pattugliamento nelle aree strategiche.

error: Contenuto protetto