(ANSA) – ARZACHENA, 4 FEB – I sindaci di Arzachena, Palau e Sant’Antonio di Gallura alzano la voce contro le scelte sul dimensionamento scolastico previste per la Gallura e scrivono una lettera al Commissario Francesco Feliziani, chiedendo un immediato riesame delle decisioni. Al centro della protesta, la soppressione di due autonomie scolastiche, quelle di Palau e Arzachena 2, a favore di un accorpamento all’Istituto Comprensivo “Magnon” di Santa Teresa di Gallura.
“Il territorio della Gallura ha già sostenuto un sacrificio significativo in termini di perdita di autonomie scolastiche”, scrivono i primi cittadini, evidenziando come l’ulteriore taglio richiesto rappresenti “l’innesco di una vera e propria guerra tra poveri, dinamica che i sindaci hanno responsabilmente rifiutato di alimentare”.
Particolarmente critica la soppressione dell’autonomia di Arzachena 2, definita una “scelta scellerata”, che — secondo i sindaci — “elimina per l’autonomia soppressa di Palau una confluibilità naturale, e determina la creazione di un istituto mastodontico da circa 1.100 alunni nel Comune di Arzachena, una dimensione che non trova riscontro in alcuna realtà territoriale limitrofa e che si registra esclusivamente nei grandi centri urbani”.
I sindaci ricordano che la stessa dirigente scolastica Filomena Cinus aveva già rappresentato le criticità di un simile accorpamento, parlando di “enorme difficoltà organizzativa e profonda disarticolazione” nel caso del trasferimento dei plessi di Palau e Sant’Antonio sotto Santa Teresa, con distanze che arrivano fino a 50 chilometri in assenza di collegamenti diretti con i mezzi pubblici.
“Una scuola può garantire il successo formativo solo se è concretamente presente nel territorio”, scrivono ancora. “La costruzione di un rapporto di fiducia tra scuola e famiglie, soprattutto in presenza di Bisogni Educativi Speciali o situazioni di fragilità, non può essere demandata esclusivamente a e-mail, telefonate o videochiamate. Occorre esserci, fisicamente e quotidianamente”.
I sindaci concludono chiedendo un riesame formale delle decisioni, dichiarandosi “totalmente disponibili a un confronto diretto”, nella convinzione che “una diversa soluzione possa meglio tutelare il diritto allo studio, la qualità dell’offerta formativa e la coesione sociale dei territori interessati”.
La lettera inviata al commissario Feliziani:
