L’Arvesiniadu è uno di quei vitigni di cui oggi possiamo ancora godere grazie all’impegno e alla dedizione di pochi viticoltori che hanno deciso di preservare un vitigno autoctono che per lungo tempo ha rischiato l’estinzione. Bacca bianca, una ventina di ettari in tutto tra Bono e Benetutti, geneticamente isolato al punto che il progetto AKINAS di Agris Sardegna lo classifica come “Unicum”: nessuna corrispondenza con altri vitigni conosciuti.
La prima citazione risale al 1780, quando Andrea Manca dell’Arca lo descriveva come “Arvu siniagu, dai grani prolungati e rari”, seppure più recenti ricerche collocano la sua origine addirittura durante il Medioevo. Nel cuore del Goceano, confinato ai Comuni di Bono e Benetutti, l’Arvesiniadu o Arvisionadu come si è sempre chiamato nella zona, ha trovato il proprio habitat ideale tra i terreni argillosi e le grandi escursioni termiche che caratterizzano questo territorio. A lungo usato solo in uvaggio inizia ad essere vinificato in purezza agli inizi degli anni novanta. Colore giallo paglierino si presenta al naso con note agrumate, di frutta bianca come pera oltre che ginestra e mandorla. In bocca è sempre molto equilibrato con una struttura decisa ed elegante e persistente.
Sentori che non appesantiscono o ingombrano il palato, così che questo vino possa essere una buona compagnia a tavola, è l’obiettivo dei produttori locali.
Francesca Cabras è titolare dell’Azienda Mulas di Bono e da più di vent’anni dedica le sue giornate alla coltivazione, allo studio e alla ricerca per salvaguardare questo storico e prezioso vitigno dall’estinzione. Una vita dedicata a questa passione. Nonostante una laurea in ingegneria infatti la necessità di avere un rapporto costante con la natura e l’obiettivo di dare voce al proprio paese hanno determinato questa scelta di vita.
“Da sempre mi sono dedicata alla conservazione di un’importante biodiversità della Sardegna, l’Arvesiniadu ma sono anche contadino custode di due vitigni nati dall’incrocio di Cannonanu e Muristeddu (Bovale Sardo) che sono il Nieddu Polchinu e Nera del Ponte.
E’ necessario conservare queste biodiversità perché raccontano il nostro territorio che si potrebbe valorizzare anche attraverso queste eccellenze. Anzi, si dovrebbero coltivare più vigneti con questi vitigni, rappresentano la nostra identità e riscuotono sempre maggiore successo a livello commerciale anche se ancora si tratta di un vino che fa fatica ad imporsi.”
L’Azienda Mulas nasce ufficialmente nel 2002, evolvendosi dalla precedente “azienda vitivinicola Salvatore Cabras” fondata nel 1992. Il fine specifico dichiarato era “ripristinare per valorizzarla la coltivazione del vitigno autoctono Arvesiniadu”. Nel 2004 l’azienda diversifica la produzione introducendo due tipologie di vino, Avrè e Niadu e nel 2013 apre l’agriturismo nella casa aziendale, completando l’offerta con la fattoria didattica “Inza su Re” e la possibilità di pernottare in camere a forma di botte, rendendo l’azienda una vera e propria attrazione del territorio.
Patrizio Saba

