Due giornate intense, ricche di contenuti e fortemente radicate nella tradizione animeranno venerdì 6 e sabato 7 febbraio il territorio di Gavoi, inteso non solo come festa, ma come patrimonio culturale vivo, capace di raccontare l’identità profonda delle comunità della Barbagia e dell’intera Sardegna. È un tempo che appartiene al paese, un momento riconosciuto e condiviso che ritorna ogni anno come un richiamo collettivo. Non è solo festa, ma un’espressione viva della comunità, costruita su gesti antichi, suoni riconoscibili e relazioni che si rinsaldano.
La musica accompagna ogni istante, guidata dal battito deciso del tamburo, che scandisce il passo e invita alla partecipazione. Attorno a questo ritmo, il paese si muove, si apre, si racconta. Le piazze e le vie diventano luoghi di incontro continuo, attraversati da danze popolari che coinvolgono tutti, senza distinzioni. Gavoi si mostra così com’è, accogliente e partecipe, trasformando la festa in un’occasione di relazione autentica che intreccia storia, memoria, musica e identità, offrendo al pubblico un’occasione preziosa di incontro e approfondimento.
Il primo appuntamento è fissato per venerdì 6 febbraio alle ore 16:30, con l’inaugurazione della mostra “Caras de Harrasehare”, a cura di Francesco Mereu, noto Siesko, presso il Museo del Fiore Sardo. Un’esposizione che conduce il visitatore nel mondo affascinante delle maschere, simboli potenti di un linguaggio antico fatto di gesti, volti e silenzi. Alle ore 17:30, presso la Sala consiliare, si terrà il convegno dal titolo “Il Carnevale sardo, un ponte tra tradizione e contemporaneità”, promosso dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico (ISRE). A coordinare i lavori sarà Giuditta Sireus, operatrice culturale. Aprirà gli interventi Stefano Lavra, presidente dell’ISRE, con una riflessione su feste popolari, senso di appartenenza e ritualità, esplorando l’anima della Barbagia tra tradizione e identità. Seguirà Marco Lutzu, docente dell’Università di Cagliari, componente del CTS/ISRE ed etnomusicologo, che presenterà un contributo dedicato alle musiche di barra nel Carnevale in Sardegna, attraverso una significativa documentazione audiovisiva. Il convegno proseguirà con Sebastiano Mannia, docente dell’Università di Palermo e antropologo, che analizzerà “Il Carnevale e’ risorto. Vitalità e complessità del fenomeno carnevalesco in Sardegna.” mettendo in luce la vitalità e la complessità del fenomeno carnevalesco in Sardegna. Joice Mattu, docente delle scuole superiori di Storia, Filosofia e Scienze Umane” offrirà invece, uno sguardo sulle “Maschere e il Carnevale tra passato e presente”, mentre Bachisio Bandinu, antropologo, giornalista e scrittore, accompagnerà il pubblico in una riflessione tanto semplice quanto profonda: “Perché ci mascheriamo”.
All’interno di questo contesto, la sfilata del 7 febbraio assume un valore particolare. interamente dedicata alla festa e alla partecipazione collettiva. Il ritrovo è previsto alle ore 15:00 in piazza San Gavino; alle 15:30 prenderà il via la sfilata delle maschere tradizionali, con la partecipazione di numerosi gruppi provenienti da diversi paesi della Sardegna. Le maschere, cariche di simboli e significati, sfileranno restituendo al pubblico la forza arcaica di una Sardegna autentica, legata alla terra, al lavoro, al ciclo delle stagioni e alla comunità. È il momento in cui la tradizione si fa visibile, in cui il paese si racconta a chi arriva da fuori, offrendo non solo uno spettacolo, ma un’esperienza culturale fatta di ospitalità, rispetto e appartenenza.
Ogni suono, ogni costume, ogni gesto racconta una storia collettiva che continua a vivere grazie a chi la custodisce con orgoglio. Gavoi, cuore pulsante della Barbagia, diventa così luogo di dialogo tra passato e presente, capace di attrarre visitatori e appassionati, ma soprattutto di rafforzare il legame profondo con le proprie radici. Un carnevale che non si limita a essere osservato, ma che si ascolta, si sente addosso, si vive.
Un evento che unisce studio e partecipazione popolare, capace di mettere in dialogo ricerca antropologica e tradizione vissuta, restituendo al Carnevale sardo il suo valore più autentico: quello di rito collettivo, memoria viva e identità condivisa.
Antonella Sedda
