Mancano pochi giorni alla chiusura de “La società delle parole estinte”, la mostra che dal 18 ottobre scorso ha animato la chiesetta di San Pietro ad Arzachena e che abbasserà il sipario il prossimo 31 gennaio, dopo circa tre mesi di apertura. Un percorso culturale che ha saputo attirare centinaia di visitatori e raccogliere consensi unanimi anche dalla critica, imponendosi come una delle iniziative più significative della stagione per valore identitario e capacità di parlare al presente attraverso la memoria linguistica.
Al centro dell’esposizione, le parole galluresi cadute in disuso, termini che raccontano mestieri, gesti quotidiani, relazioni sociali e un mondo che rischia di scomparire senza lasciare traccia. Un patrimonio fragile, ma decisivo per comprendere l’anima del territorio e trasmetterla alle nuove generazioni.
Proprio i più giovani sono stati protagonisti, nei giorni scorsi, di una visita speciale: due classi delle scuole elementari di Arzachena, accompagnate dalle insegnanti, hanno trascorso alcune ore tra i pannelli della mostra grazie alla collaborazione tra l’associazione culturale ACD di Agostino Azzara e l’associazione La Scatola del Tempo presieduta da Mario Sotgiu. Nella chiesetta, nel cuore del centro storico e di proprietà della parrocchia di Santa Maria della Neve, i bambini hanno scoperto non solo parole antiche, ma anche la storia della loro città, leggendo ad alta voce i vocaboli galluresi, affiancandoli alla traduzione italiana, in un incontro tra memoria, identità e futuro. CR
