“Non uccidere”. I preti e la guerra: una coscienza che interroga il nostro tempo

DiRedazione

27/01/2026

In un’epoca segnata da conflitti che sembrano non conoscere tregua, Tempo Pausania si prepara ad accogliere un momento di riflessione alto e necessario. Giovedì 30 gennaio, alle ore 17.00, nella Palazzina Comando, si terrà l’incontro dal titolo “Non uccidere. I preti e la guerra”, promosso dal Circolo Culturale Don Primo Mazzolari, con il sostegno della Fondazione di Sardegna e delle ACLI di Sassari.
Al centro dell’appuntamento, una domanda che attraversa la storia e arriva fino a noi con forza intatta: quale ruolo può e deve avere la coscienza cristiana di fronte alla guerra?
A ispirare il dibattito è il pensiero di Don Primo Mazzolari, sacerdote scomodo e profetico, che nel suo celebre scritto “Tu non uccidere” ha avuto il coraggio di mettere in discussione l’assuefazione alla violenza, anche quando essa viene giustificata da ragioni politiche o militari.
L’incontro vedrà la partecipazione di voci autorevoli del mondo ecclesiale, accademico e associativo. Interverranno Mons. Gian Franco Saba, Ordinario Militare per l’Italia (in collegamento video), Don Bruno Bignami della Conferenza Episcopale Italiana, Giuseppe Fresu, presidente delle ACLI di Sassari, e i professori Gian Paolo Demuro e Marco Calaresu dell’Università di Sassari. A portare il contributo del territorio sarà Don Antonio Addis, del Circolo Mazzolari di Tempio.
Il coordinamento dei lavori è affidato a Paolo Sanna, presidente del Circolo Mazzolari, mentre le conclusioni saranno curate da Mario Medda, vicepresidente dell’associazione.
Non si tratterà solo di un confronto storico o teologico, ma di un’occasione per interrogare il presente: il rapporto tra fede e violenza, l’obiezione di coscienza, il valore della pace come scelta attiva e responsabile. In un tempo in cui la guerra entra nelle nostre case attraverso le immagini e le notizie quotidiane, l’invito è a fermarsi, ascoltare e riflettere.
Perché quel comandamento antico -“Non uccidere” –
continua a essere una parola viva, capace di disturbare e di illuminare, ieri come oggi.

Antonella Sedda

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