Non è solo un anniversario da ricordare, ma una voce che torna a farsi sentire. A cent’anni dal conferimento del Premio Nobel per la Letteratura, Grazia Deledda rientra nel nostro presente con la forza quieta di chi non ha mai smesso di parlare all’animo umano.
Oggi, martedì 27 gennaio, alle ore 11.00, nella Sala Giovanni Lilliu della Biblioteca Regionale di Cagliari, prende avvio un percorso culturale che non si limita a celebrare, ma invita a rileggere, comprendere, interrogare. È la prima tappa di un cammino itinerante che attraverserà la Sardegna, terra madre della scrittrice, per restituire profondità e attualità a un’opera spesso ricordata più che realmente ascoltata.
Al centro dell’incontro, la presentazione del Bollettino di Studi Deleddiani 1/2025 e delle edizioni critiche di “Cosima” ed “Elias Portolu”, curate da ISRE e BNCR con AIPSA – Centro Studi Grazia Deledda. Non semplici ristampe, ma strumenti di scavo, capaci di rimettere in luce una scrittura che nasce dalla marginalità e diventa universale, che racconta la Sardegna senza folclore, con uno sguardo lucido e spesso spietato, ma sempre umano.
Ad aprire i lavori saranno Ilaria Portas, Assessora regionale della Pubblica Istruzione e Cultura, e Stefano Lavra, Presidente dell’ISRE, in un dialogo che intreccia responsabilità istituzionale e memoria culturale. A guidare il confronto sarà la giornalista e saggista Virginia Saba, mentre gli interventi di Francesco Abate e del professor Dino Manca accompagneranno il pubblico dentro le pieghe della parola deleddiana, tra identità, lingua, destino e coscienza.
In un tempo che consuma rapidamente tutto, anche i classici, Grazia Deledda resiste. Resiste perché parla di solitudini, di colpa, di redenzione, di donne e uomini in lotta con sé stessi. Resiste perché non consola, ma illumina. E perché la sua scrittura, nata in un’isola spesso percepita come periferia, ha saputo conquistare il centro del mondo.
Questo percorso che ora prende forma non è un ritorno nostalgico, ma un atto di fiducia: nella letteratura come spazio di verità, nella cultura come bene condiviso, nella Sardegna come luogo di pensiero.
A cento anni dal Nobel, Grazia Deledda non è una figura del passato. È una presenza. E continua, passo dopo passo, a camminare con noi.
Antonella Sedda
