SASSARI, 23 GENNAIO – Alla presenza del sindaco metropolitano Giuseppe Mascia sono iniziate ufficialmente a Sassari le celebrazioni per i 230 anni dall’ingresso in città di Giovanni Maria Angioy. L’avvio del programma si è tenuto questa mattina con la prima iniziativa del progetto “1796–2026. Tàtari tzitade rivolutzionària”, che accompagnerà Sassari per tutto il 2026 in un percorso di rilettura storica, culturale e civile della Sarda Rivolutzione.
Ad aprire il calendario è stata una visita didattica nella Sala Sciuti del Palazzo della Provincia, dove settanta studenti del Liceo Artistico “Filippo Figari” e del Convitto Nazionale Canopoleno hanno potuto osservare da vicino l’affresco “Ingresso trionfale di Giommaria Angioy a Sassari” (1878) del pittore Giuseppe Sciuti, confrontandosi con una rappresentazione simbolica di quel 28 febbraio 1796 in cui Angioy entrò in città accolto dall’entusiasmo popolare.
Nel suo intervento, il sindaco Mascia ha sottolineato il valore attuale dell’opera: «L’affresco di Sciuti rappresenta la collaborazione tra Sassari e il suo contesto. Senza le ville – in sardo biddas – la città perde la sua importanza. Ed è quello che stiamo cercando di fare con la Città Metropolitana di Sassari: integrare la città con il territorio e le comunità che ha intorno».
Rivolgendo un auspicio al mondo scolastico, Mascia ha poi aggiunto: «In questo percorso non ci sono solo aspetti economici e politici, ma anche il recupero della nostra cultura. Mi auguro che storia e lingua sarda siano inserite nel curricolo scolastico quanto prima, anche perché ciò avviene in diversi contesti in Italia e in Europa e non si capisce perché non si debba fare anche qui».
Il programma della visita è stato introdotto dal prof. Cristiano Sabino e da Marcella Mara della Delegazione FAI di Sassari. Gli approfondimenti storico-artistici sono stati affidati a esperti del FAI e dell’Istituto Camillo Bellieni.
A guidare la lettura dell’affresco è stata la storica dell’arte Luana Sau, che ha ricostruito la genesi e il significato dell’opera, vincitrice di un concorso pubblico negli anni Settanta dell’Ottocento: «La scelta di Angioy a cavallo restituisce l’accoglienza entusiasta del popolo sassarese, che acclama Angioy al suo ingresso in città, attraverso un uso intenso e consapevole del colore e un equilibrio raffinato tra classicismo e romanticismo».
La scena – ha spiegato – è ambientata nella piazza del Duomo e presenta «alcune licenze artistiche, come la presenza di elementi monumentali non storicamente attestati – tra cui la statua nella piazza – accanto a dettagli invece fedeli alla realtà, come la cinta muraria, già abbattuta agli inizi dell’Ottocento». Sau ha poi richiamato l’insieme decorativo della Sala Sciuti, che racconta momenti chiave della storia isolana: dalla nascita del Comune di Sassari alla reggenza di Eleonora d’Arborea, dalla resistenza anticartaginese a quella antiromana.
Lo storico Antonello Nasone ha inquadrato la figura di Angioy nel contesto storico e sociale dell’epoca: «Le università, istituite per integrare la Sardegna nel sistema sabaudo, finirono paradossalmente per formare una nuova classe intellettuale che sarebbe diventata protagonista delle rivendicazioni antifeudali e antimonarchiche».
Nasone ha illustrato il quadro economico e culturale dell’epoca, segnato da un feudalesimo oppressivo: «Gli studenti e i laureati, presenti ormai in ogni paese, iniziarono a mettere in discussione il sistema, mentre in Europa esplodeva la Rivoluzione francese. Il tentativo della Francia rivoluzionaria di invadere la Sardegna – respinto da un popolo sardo in armi – ebbe un effetto decisivo: da quella vittoria militare nacque una forte rivendicazione politica ed economica nei confronti del regno sabaudo che però rimase sordo davanti a tutte le legittime richieste dei sardi».
Lo storico ha infine ricordato che nell’affresco di Sciuti «il personaggio che regge la bandiera di Sassari è Gioacchino Mundula, sassarese, che guidò quattordicimila rivoluzionari nell’assalto alla città, trasformandola nel centro della rivolta antifeudale». Con Angioy si schierò anche il clero: «Al suo ingresso in città fu celebrato un Te Deum e Angioy venne acclamato come un liberatore. Nei tre mesi trascorsi a Sassari organizzò una milizia popolare, consolidando il ruolo della città come cuore politico della rivolta».
Le celebrazioni proseguiranno il 27 e 28 febbraio con convegni e l’inaugurazione di un murale commemorativo, per poi estendersi fino ad aprile con altri momenti di approfondimento e iniziative artistiche.
