Allerta rossa, sicurezza a metà: chi può si ferma, chi lavora rischia

DiRedazione

20/01/2026

Ogni volta che viene diramata un’allerta rossa, il messaggio ufficiale è uno solo: prudenza, responsabilità, tutela delle persone. Le scuole chiudono, gli uffici sospendono le attività, gli spostamenti vengono sconsigliati. È il volto istituzionale della prevenzione, quello che rassicura e protegge. Ma esiste un altro volto, meno visibile, che in queste giornate emerge con forza: quello dei lavoratori che, nonostante il pericolo dichiarato, continuano a garantire servizi, aperture e consegne come se l’emergenza non li riguardasse.
Nel settore privato, infatti, l’allerta sembra perdere colore. Operatori ecologici, Corrieri, commessi dietro le vetrine, tecnici in giro per interventi non sempre indispensabili. Uomini e donne che lavorano sotto pioggia intensa e vento forte, esposti a rischi che le stesse autorità invitano a evitare. La domanda allora diventa inevitabile: la sicurezza è un diritto universale o una misura selettiva?
Le indicazioni della Protezione Civile hanno senso solo se applicate in modo coerente. Non possono fermarsi alle soglie degli edifici pubblici e dissolversi davanti alle esigenze economiche. La prevenzione non può dipendere dal tipo di contratto, né dal settore in cui si lavora.
Ci sono imprenditori che, con senso di responsabilità, scelgono di fermarsi, mettendo al primo posto le persone. Altri, invece, continuano come se nulla fosse, riducendo il rischio a un fastidio e la vita umana a una variabile secondaria.
Eppure il maltempo non fa distinzioni. Colpisce allo stesso modo chi lavora in un ufficio e chi guida un furgone, chi timbra un cartellino pubblico e chi apre una serranda privata.
Se una giornata è considerata pericolosa, lo è per tutti.
Finché l’allerta rossa verrà gestita a due velocità, non si potrà parlare di vera tutela. La sicurezza non può essere un privilegio, ma un principio condiviso. Perché prevenire non significa solo chiudere porte, ma avere il coraggio di fermarsi tutti, quando è davvero necessario.

Antonella Sedda

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