Ci sono persone che non attraversano i luoghi: li ascoltano, li comprendono, li custodiscono.
Alfreda Papurello apparteneva a questa rara schiera di donne e uomini capaci di dare voce alla terra, al mare, alla memoria. È venuta a mancare a pochi mesi dal compimento dei suoi 95 anni, lasciando un vuoto profondo non solo nella sua famiglia, ma anche nella comunità culturale e accademica della Sardegna. Nata con uno sguardo curioso e una mente rigorosa, Alfreda Papurello ha dedicato la sua lunga vita allo studio della geografia, insegnandola non come semplice disciplina, ma come chiave di lettura del mondo e dell’animo umano. Docente di Geografia presso l’Università degli Studi di Sassari, ha formato generazioni di studenti, trasmettendo loro l’amore per i territori, per le relazioni tra l’uomo e l’ambiente, per la Sardegna osservata con rispetto e profonda conoscenza. Il suo sapere non era mai freddo o distante: era uno sguardo attento, colto, capace di cogliere l’essenza dei luoghi e delle comunità che li abitano. Accanto all’insegnamento e alla ricerca, c’era la scrittura.E’ stata scrittrice prolifica, autrice di numerosi libri e saggi dedicati alla geografia, al paesaggio, alla storia e all’identità della Sardegna. Nei suoi testi, il rigore scientifico si univa a una narrazione chiara e coinvolgente, capace di rendere accessibile il sapere e di trasformare i luoghi in racconti vivi. Scrivere, per lei, era un altro modo di viaggiare e di lasciare traccia. Accanto allo studio e all’insegnamento, c’era il viaggio, la sua grande passione. Alfreda Papurello ha girato il mondo con lo stesso spirito con cui affrontava la ricerca: curiosità, apertura, desiderio di comprendere. È stata in America, ha camminato in Terra Santa, ha attraversato Paesi e culture lontane, portando sempre con sé il rispetto profondo per i popoli e per la loro storia. Viaggiare, per lei, non era collezionare mete, ma incontrare il mondo, osservare, ascoltare, imparare ancora. Ogni viaggio diventava conoscenza, ogni luogo una pagina viva da leggere.
Per il suo alto valore scientifico e umano, lo Stato italiano le ha conferito il titolo di Cavaliere della Repubblica, riconoscendo in lei una donna che ha saputo onorare la cultura come servizio. Ma oltre l’università, oltre i libri e le aule, c’era il mare. E sopra tutti, Tavolara.
Quell’isola severa e luminosa, sospesa tra cielo e acqua, non era per lei soltanto oggetto di studio: era casa dell’anima. D’estate, in barca, Alfreda tornava a Tavolara al suo luogo caro, familiare, dove il tempo rallenta e il silenzio parla. Lì ritrovava l’essenza della Sardegna che aveva tanto amato e raccontato, con la stessa cura con cui si custodisce una storia preziosa. Il legame profondo con Tavolara affondava le sue radici nell’infanzia. Proprio lì, da bambina, Alfreda Papurello aveva vissuto alcuni dei suoi primi anni, respirando fin da allora il silenzio, il mare e la forza primitiva di quell’isola. Tavolara non era solo un luogo amato, ma una presenza costante del cuore, capace di donarle pace e raccoglimento in ogni stagione della vita. In quell’isola erano custodite anche le memorie più intime, poiché vi riposano molti dei suoi familiari, rendendo quel lembo di terra non solo un approdo dell’anima, ma una vera e propria radice. I funerali di Alfreda Papurello saranno celebrati venerdì 16 gennaio, alle ore 15.30, presso la chiesa di San Paolo a Sassari.
Dopo la celebrazione esequiale, la salma sarà successivamente trasferita a Tavolara, dove riposerà accanto ai suoi familiari. Una scelta che racconta più di mille parole: tornare alla terra e al mare che aveva studiato, difeso, vissuto e celebrato. Riposare là dove la roccia incontra l’orizzonte, dove la geografia diventa poesia. Alfreda Papurello è stata una donna colta, elegante nello spirito, libera nel pensiero, capace di mantenere relazioni autentiche e profonde, di lasciare tracce silenziose ma indelebili nel cuore di chi l’ha conosciuta.
Oggi la Sardegna saluta una delle sue figlie più illuminate. E Tavolara, immobile e solenne, la accoglie come si accoglie chi ha saputo capire davvero il linguaggio della terra.
Antonella Sedda



