È la stessa testata Olbianova a denunciare di essere stata esclusa dalla comunicazione istituzionale del Comune di Olbia, non ricevendo più comunicati stampa e inviti da parte dell’amministrazione comunale. Una situazione che, secondo quanto riferito dal giornale diretto da Mauro Orrù, sarebbe maturata dopo un’intervista al sindaco Settimo Nizzi durante la conferenza stampa di fine anno.
Sulla vicenda è intervenuto anche il Partito Democratico olbiese che, oltre a esprimere solidarietà alla testata, attacca l’amministrazione parlando di un metodo consolidato.
«Non è un episodio isolato, ma la conferma di un metodo che a Olbia sembra penalizzare chiunque decida di esercitare il proprio senso critico – si legge in una nota del gruppo consiliare del Pd e della segreteria cittadina Ivana Russu –. È un copione che si ripete identico sin dall’inizio del mandato nel 2016, quando uno dei primi atti della giunta fu l’annullamento della proiezione pubblica del film di Sabina Guzzanti: un segnale inequivocabile di una visione che fatica a tollerare il dissenso e la libera espressione culturale».
Secondo il PD, negli anni situazioni analoghe si sarebbero già verificate con altre testate locali.
«Negli anni lo abbiamo visto accadere con la testata Olbia.it e con altre realtà dell’informazione: chi non si limita a riportare i comunicati ufficiali, chi analizza le delibere, chi pone domande scomode o mette in discussione la narrazione dell’Amministrazione, viene messo all’indice ed escluso dai canali istituzionali».
Nel mirino anche le modalità con cui sarebbero stati gestiti i principali provvedimenti amministrativi.
«Questo metodo di chiusura è stato applicato sistematicamente ai principali atti che segnano il futuro della nostra comunità. Lo abbiamo visto nella stesura del PUC e del PUL, nell’imposizione del regolamento sulle insegne, nell’aumento della TARI e nella gestione complessiva del servizio rifiuti, fino alla delicata questione della sicurezza urbana. In tutti questi passaggi cruciali, la logica è stata la stessa: nessuna partecipazione reale, nessuna apertura alle osservazioni critiche, ma solo decisioni calate dall’alto».
Il comunicato richiama anche le difficoltà segnalate da comitati e associazioni.
«È lo stesso muro di gomma contro cui si scontrano da tempo i Comitati di Quartiere» e «le Associazioni del territorio vengono coinvolte solo se accondiscendenti e sistematicamente emarginate se i loro rappresentanti scelgono di analizzare criticamente l’operato amministrativo».
Da qui l’allarme su un clima che, secondo i dem, rischia di estendersi all’intera società civile.
«Se questo è il trattamento riservato a chi ha il compito professionale di informare e interrogare il potere, c’è da chiedersi quale sia il clima per l’intero tessuto economico e istituzionale della città».
Nel passaggio finale, il PD ribadisce che «porre domande, analizzare le scelte pubbliche e mettere in discussione l’operato di chi governa non è un atto di ostilità, ma un pilastro della democrazia» e che «una città complessa come Olbia non può essere amministrata come un feudo privato dove il dialogo è un premio concesso solo a chi non mette mai nulla in dubbio».
L’appello conclusivo è affinché «le istituzioni tornino a essere la casa di tutti i cittadini» e venga rispettato «il diritto della stampa di fare il proprio lavoro: informare, analizzare e, soprattutto, interrogare chi amministra la cosa pubblica».
