Bufera sulla sanità in Sardegna, via i commissari in attesa dei nuovi dg

DiRedazione

29/12/2025

CAGLIARI, 29 DIC – È caos per la sanità sarda, guidata ad interim dalla presidente della Regione Alessandra Todde. Dopo la sentenza della Corte costituzionale, pubblicata il 24 dicembre e che ha bocciato i due articoli cardine della legge 8 di riorganizzazione del sistema sanitario sul commissariamento delle aziende sanitarie, l’assessorato ha dovuto prendere atto delle conseguenze anche giuridiche della decisione e, in tutta fretta, nella serata del 27 dicembre, ha mandato via i commissari nominati lo scorso aprile dalla giunta, in una seduta che allora aveva registrato la posizione contraria e l’assenza degli assessori del Pd.

La comunicazione ufficiale, firmata dal direttore generale dell’assessorato Luciano Oppo, era diretta a tutte le aziende del servizio sanitario regionale (Asl, le aziende ospedaliere universitarie di Sassari e Cagliari, l’Arnas Brotzu e l’Areus), per prendere atto della cessazione degli incarichi dei commissari straordinari e attivare contemporaneamente il meccanismo di supplenza previsto dalla legge: in questa fase le funzioni di direttore generale saranno esercitate dai direttori amministrativi o dai direttori sanitari (entrambi nominati dai commissari ora decaduti), che assumono anche il ruolo di legale rappresentante dell’azienda.

Un punto contestato dall’opposizione, che si è scagliata in massa contro Todde in questi giorni, ma che è previsto anche nella sentenza della Consulta, che slega le nomine dei direttori da quella del manager o commissario. La mossa della presidente è una soluzione cautelativa “per garantire la continuità dell’azione amministrativa e dei servizi essenziali”, che sarà seguita immediatamente, forse già in una seduta di giunta convocata ad hoc mercoledì 31, dalla nomina dei direttori generali effettivi, su cui Todde tira dritta. Tutto questo mentre i vecchi dg, rimossi dopo l’approvazione della legge 8 ora cassata nelle sue parti distintive, stanno preparando i ricorsi per vedersi riconosciute le mensilità di stipendio non percepite.

In questo clima è l’opposizione ad alzare la voce, denunciando una situazione di “paralisi totale” e di “vuoto istituzionale pericoloso”. Per il deputato e presidente della Commissione Affari sociali e Salute della Camera Ugo Cappellacci, “agire senza una guida pienamente legittimata significa mettere a rischio la validità stessa delle decisioni assunte e scaricare il prezzo sui cittadini e sui professionisti”. Parla di “inaccettabile attacco alla magistratura” e di “arroganza senza precedenti” il consigliere regionale di FdI Corrado Meloni.

Mentre il sindacato di base Usb punta il dito sul modello di gestione politica della sanità: “Finché la nomina dei vertici della sanità resterà nelle mani di organismi politici, la macchina amministrativa diventerà terreno di spartizione di poltrone, propaganda e vendette interne”.

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