Chiudere l’anno con un numero importante: 31 sacche di sangue raccolte ieri, l’ultimo dei tre appuntamenti di dicembre, e dell’anno. È così che l’AVIS di La Maddalena saluta il 2025, con un bilancio che parla di impegno e senso di comunità. «Un numero che racconta molto più di quello che sembra, perché dietro ogni sacca c’è un gesto d’amore, di responsabilità e di comunità», scrive l’associazione nel suo comunicato.
In un territorio come la Sardegna, che ancora oggi non raggiunge l’autosufficienza ematica e deve spesso ricorrere a sacche provenienti da altre regioni, ogni donazione assume un valore ancora più alto. Donare sangue significa garantire cure, interventi chirurgici, emergenze: significa, in sostanza, salvare vite. E farlo in un contesto logistico complesso, come quello isolano, rende ogni risultato piuttosto rilevante.
Il 2025 è stato un anno «lungo e impegnativo», segnato da cambiamenti organizzativi e normativi, dall’introduzione di nuovi medici e software, che non hanno consentito di accogliere tutti i donatori disponibili. Eppure il risultato finale racconta una storia di tenacia: 876 sacche raccolte, appena dieci in meno rispetto all’anno precedente. «Un traguardo che parla di impegno, costanza e spirito di squadra», sottolinea AVIS.
Un ruolo fondamentale lo ha avuto la collaborazione con la Marina Militare – Scuola Sottufficiali di La Maddalena, che ha visto protagonisti sia il quadro permanente sia i corsisti temporanei. L’apertura delle porte di Mariscuola e la disponibilità del Comando hanno permesso di ampliare la platea dei donatori, rafforzando un legame virtuoso tra istituzioni e volontariato. Accanto a loro, il sostegno dell’AVIS Provinciale di Sassari, dei bar cittadini che hanno ospitato le raccolte e dell’Amministrazione comunale.
Lo sguardo, però, è già rivolto al futuro. Tra le prospettive più importanti c’è quella di realizzare nel 2026 un centro permanente di donazione del sangue nei locali dell’ex ospedale Garibaldi, messi a disposizione dal Comune di La Maddalena. Un progetto che potrebbe rappresentare una svolta per la continuità delle raccolte e per l’intero territorio.
«Chiudiamo questo 2025 stanchi, forse, ma orgogliosi», conclude AVIS. Perché, come ricordano i volontari, donare sangue è un atto silenzioso ma potentissimo: prendersi cura degli altri, anche senza conoscerli, e continuare a credere in una comunità solidale e viva. CR
