Ci sono storie che non chiedono voce, perché hanno già parlato con i gesti, con il coraggio silenzioso, con l’intelligenza e la determinazione. Nasce proprio da questo ascolto profondo quello rivolto alle donne che, in epoche diverse, hanno inciso il cammino della Sardegna, spesso lontano dai riflettori, ma non dalla Storia. Donne capaci di affondare le radici e allo stesso tempo di incidere, scavare, aprire strade nuove. Donne che hanno costruito identità, cultura, pensiero. Nuoro le celebra con la nuova produzione de Il Crogiuolo: “Balentes, is femminas chi ant fatu s’istoria nostra”, spettacolo multimediale e interattivo che debutta il 28 dicembre alle 18 all’Auditorium ISRE Giovanni Lilliu (via Antonio Mereu 56), realizzato grazie al contributo dell’ISRE – Istituto Superiore Regionale Etnografico. Uno spettacolo multimediale e interattivo che porta in scena il volto femminile della storia sarda, spesso rimasto ai margini del racconto ufficiale. Attraverso un intreccio di teatro, suono e immagini, lo spettacolo restituisce vita e voce a donne che hanno inciso profondamente nei processi sociali, politici, culturali e scientifici dell’isola. Donne ribelli e visionarie come Pasca Selis Zau e Lucia Delitala Tedde, capaci di guidare la rivolta contro le ingiustizie e lo sfruttamento; donne di potere come Violante Carroz e Adelasia di Torres, che mostrano quanto sia stato – e resti -complesso per una donna governare. E ancora, figure simbolo di emancipazione come Ninetta Bartoli, prima sindaca d’Italia, e Adelasia Cocco, prima medico condotto della Sardegna. Il progetto attraversa anche il Novecento e la contemporaneità, raccontando l’impegno civile e politico di Marianna Bussalai e Joyce Lussu, il valore del lavoro e dell’impresa femminile nelle storie di Eva Mameli Calvino e Francesca Sanna Sulis, fino alla forza trasformativa dell’arte incarnata da Grazia Deledda, Maria Lai ed Edina Altara, capaci di ricucire ferite e aprire nuovi sguardi sul mondo.
Come sottolinea Stefano Lavra, presidente dell’ISRE, questo progetto rinnova l’impegno dell’Istituto nella valorizzazione della storia e dell’identità della Sardegna, ponendo al centro figure femminili che hanno lasciato un segno profondo e spesso ancora poco riconosciuto. “Balentes, is femminas chi ant fatu s’istoria nostra restituisce voce e dignità a donne che hanno saputo immaginare e costruire una Sardegna più giusta, moderna e consapevole”, afferma Lavra. Sostenere uno spettacolo come questo significa, per l’ISRE, promuovere una narrazione che unisce rigore storico, sperimentazione artistica e uso della lingua sarda, elementi che rappresentano il cuore della missione istituzionale dell’Ente. La scelta di un format interattivo e multimediale consente inoltre di coinvolgere attivamente il pubblico, trasformando la memoria in un’esperienza viva e condivisa. Ed è proprio il pubblico a diventare protagonista: all’ingresso riceverà un foglio con i nomi delle donne raccontate e potrà scegliere la propria scaletta di messa in scena. Quella che verrà rappresentata sarà estratta a sorte, mentre le storie non portate sul palco potranno essere ascoltate tramite podcast, grazie a un QR code presente nel programma di sala. L’intera esperienza sarà seguita in cuffia, per un’immersione totale nella narrazione.
La cornice narrativa è affidata a un giovane giornalista che, interrogandosi sulle fragilità e le contraddizioni della Sardegna di oggi – dai trasporti alla sanità, dal lavoro all’ambiente – ripercorre la storia dell’isola attraverso lo sguardo delle donne, chiedendosi cosa sarebbe stato se le loro voci fossero state ascoltate. Tranne per le parti del giornalista in italiano, lo spettacolo è interamente in lingua sarda campidanese.
Scritto e diretto da Rita Atzeri, lo spettacolo è interpretato da Cristina Maccioni, Daniela Musiu, Isella Orchis, Carla Orrù, Elisa Pistis, Giuliano Pornasio, Antonella Puddu e Gisella Vacca. I costumi sono firmati da Marco Nateri, il visual design da Marco Quondamatteo, la cura del suono da Mario Pierno, il disegno luci da Tonio Argiolas, con musiche originali di Ennio Atzeni. Lo spettacolo è riservato a un massimo di 185 spettatori.
Prenotazione obbligatoria al numero
📞3348821892
o via mail all’indirizzo:
📧ilcrogiuolo@gmail.com
Uno spettacolo che non si limita a raccontare la storia, ma la rende presente, condivisa, necessaria. Perché senza le donne, la Sardegna non si può comprendere davvero. In un tempo in cui la memoria rischia di diventare fragile, iniziative come questa assumono un valore profondo: ricordare non per nostalgia, ma per consapevolezza. Perché sapere da dove veniamo aiuta a capire chi siamo e, soprattutto, dove vogliamo andare. Le donne di Balentes non appartengono dunque, solo al passato ma continuano a camminare con noi, come tracce vive nel terreno della nostra identità sarda.
Antonella Sedda
