SASSARI, 21 DIC – Non è stato un semplice concerto, ma una serata di grande musica, cultura e solidarietà, che ha unito passato e presente in un vero atto di memoria collettiva. In un Teatro Comunale gremito, i Bertas hanno celebrato sessant’anni di carriera con un concerto-evento intenso e partecipato, realizzato con il sostegno del Comune di Sassari e organizzato in collaborazione con l’Orchestra Jazz della Sardegna (OJS).
Il palco si è trasformato in uno spazio di racconto e condivisione, intrecciando la storia musicale della band con quella di tre generazioni di sassaresi. Prima dell’inizio dello spettacolo, sono intervenuti l’assessora alla Cultura Nicoletta Puggioni, il sindaco di Sassari Giuseppe Mascia e Don Gaetano Galia, presidente dell’Associazione Il Sogno, alla quale è stato devoluto interamente l’incasso della serata. Gli interventi hanno sottolineato il valore culturale, sociale e solidale dell’iniziativa, che ha visto coinvolte tre realtà cittadine – Bertas, OJS e Il Sogno – tutte insignite negli ultimi anni del Candeliere d’Oro.
La serata si è aperta con la prima sassarese del cortometraggio Una Faccia da Cinema, scritto e diretto da Alberto Salvucci, con colonna sonora curata dai Bertas. Un’opera che ha creato un ponte naturale tra cinema e concerto, introducendo il clima narrativo ed emotivo dell’intera serata, accompagnata da proiezioni video della band sullo sfondo del palco.
A presentare il concerto è stato l’attore Alessandro Gazale, protagonista del cortometraggio, perfettamente a suo agio anche nel ruolo di conduttore. Con naturalezza e passione ha accompagnato il pubblico lungo il viaggio musicale dei Bertas, rendendo lo spettacolo fluido e coinvolgente.
Sul palco i Bertas – Enzo Paba, Mario Chessa e Marco Piras – affiancati dall’Orchestra Jazz della Sardegna diretta da Gavino Mele, hanno dato vita a un racconto in musica che ha conquistato il pubblico, presente in gran numero e partecipe con lunghi applausi. Fondamentale il contributo della OJS, la big band sarda che festeggia quest’anno 35 anni di attività, coprotagonista della serata. Gli arrangiamenti in chiave jazz firmati dal Maestro Gabriele Comeglio hanno valorizzato melodie e testi dei Bertas senza snaturarne l’identità, creando una sintonia perfetta tra band e orchestra in un equilibrio riuscitissimo tra generi diversi.
La scaletta, articolata in più blocchi, ha attraversato l’intera produzione della band, mescolando epoche e stili in un racconto unico che ha intrecciato la memoria personale dei membri del gruppo con quella collettiva del pubblico. Da Cambia il mondo a Yes Man, da Sa vida est mama a A mio padre piaceva Pantani, i brani hanno restituito la forza evocativa di un repertorio che ha fatto la storia.
«I Bertas sono stati i primi a comprendere la musicalità e le potenzialità della lingua sarda – ha ricordato Gazale – in contesti diversi da quelli tradizionali, iniziando a utilizzarla nei loro brani quando sembrava impensabile questa scelta nel pop e nel rock. Altro elemento caratteristico dei Bertas è quello dei cori, sempre presenti nelle loro canzoni».
A impreziosire ogni brano, oltre alle voci dei tre fondatori, l’apporto delle coriste Maria Rosaria Soro, Enrica Virdis e Rita Penduzzu. Sul palco anche i musicisti Fabrizio Loriga, Gabriele Cau e Giuseppe Gadau. Enzo Paba ha inoltre voluto ricordare l’importante contributo – anche come autore di testi – di Franco Castia, membro storico del gruppo.
Il secondo momento del concerto ha presentato brani come La donna irreale, Segnore Deus e Comandante, che hanno evidenziato la profondità poetica e civile del repertorio dei Bertas. Con Fatalità, Dondolo como cheria e Lettera a Nanni Sulis, il racconto ha toccato i primissimi successi fino alla “rinascita” degli anni Novanta, per poi approdare a un finale travolgente e corale con Speak up mambo, Cantare cantare cantare e l’acclamata Badde lontana.
La scaletta ha restituito il senso di un lungo viaggio artistico e umano, capace di attraversare tre generazioni e restare ancora oggi attuale. L’ultimo brano, Santu Antine, è stato eseguito nel bis: la luce di centinaia di telefonini ha illuminato la sala in un abbraccio collettivo tra palco e platea, suggellando una serata indimenticabile per Sassari e per tutta la Sardegna.









