TEMPIO PAUSANIA, 20 DIC – Si è concluso con lo spettacolo “Macbeth – primo studio” il progetto “Teatro Dentro”, percorso di arte, formazione e inclusione promosso dalla Casa di Reclusione “Paolo Pittalis” di Tempio Pausania. La rappresentazione teatrale, andata in scena il 19 dicembre nel teatro interno dell’Istituto, ha visto protagonisti i detenuti-attori, impegnati in un lavoro corale intenso, guidati dalla regia di Chiara Murru.
Il progetto, finanziato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, nasce per offrire opportunità educative e culturali, valorizzando la persona e la sua capacità di cambiamento. “Teatro Dentro” si presenta come naturale prosecuzione dell’esperienza “LiberArte”, realizzata in collaborazione con il Polo Universitario Penitenziario (PUP) dell’Università di Sassari.
La scenografia essenziale, fatta di vuoti e presenze, ha contribuito a creare un’atmosfera evocativa, accompagnata dalle luci curate da Loic Hamelin e dai costumi realizzati nella sartoria dell’Istituto sotto la guida del costumista Fabio Loi. Le musiche originali sono state realizzate con la supervisione del compositore tempiese Mario Garau.


L’evento ha registrato la partecipazione di 70 invitati esterni, con circa 30 detenuti coinvolti nello spettacolo e oltre 50 partecipanti complessivi al progetto. Presenti tra le autorità la vicepresidente della Provincia Gallura – Nord Est Sardegna e vicesindaca di Tempio Pausania, Anna Paola Aisoni, il vescovo mons. Roberto Fornaciari, i rappresentanti del PUP dell’Università di Sassari e i numerosi partner del progetto.
«Teatro Dentro – ha dichiarato la direttrice della Casa di Reclusione, Veronica Proietti – nasce nell’ambito di un progetto che dimostra grande attenzione per lo svolgimento di attività trattamentali di qualità. L’obiettivo è rispondere in modo concreto ai bisogni di benessere e crescita delle persone detenute, mantenendo un dialogo aperto con il mondo esterno, con il terzo settore, la cultura e l’università. Questo dialogo è un valore e intendiamo consolidarlo».
«Teatro Dentro è un’iniziativa di grande valore – ha affermato Anna Paola Aisoni – avvicina la comunità alla realtà penitenziaria, crea conoscenza e riduce distanza e pregiudizio. È anche un esempio concreto di come la cultura possa generare responsabilità, confronto e umanità. Progetti come questo parlano di futuro, reinserimento e coesione sociale».
Arianna Taccori, responsabile dell’Area Giuridico-Pedagogica, e Michela Galise, funzionaria referente del progetto, hanno sottolineato come «il teatro, la cultura e la formazione non siano attività a margine, ma strumenti che aiutano a riconoscersi, a stare in un gruppo, a dare un nome alle emozioni. In questi mesi abbiamo visto impegno, ascolto e responsabilità: è da qui che può nascere un cambiamento reale».
Mariaelena Mariotti, comandante di reparto, ha evidenziato «il grande impegno dell’Amministrazione Penitenziaria nei percorsi di recupero e nella collaborazione con le istituzioni esterne, ricordando come la sicurezza non si limiti ai confini delle mura carcerarie, ma passi anche da opportunità concrete di reinserimento».
Il progetto ha coinvolto anche la compagnia teatrale Spazio T, diretta da Chiara Murru, in collaborazione con il PUP, la Caritas Diocesana e il Museo Organica. Durante il percorso, oltre alla drammaturgia, sono stati attivati anche laboratori di scenografia, costume, illuminotecnica e sound design, condotti rispettivamente da Fabio Loi, Loic Hamelin François e Mario Garau. La regista Laura Piras ha curato la realizzazione di un audiovisivo sul progetto.
In parallelo, presso il Museo Organica, è stata allestita la mostra “Storie di legno e libertà”, con sculture realizzate da un detenuto utilizzando materiali di recupero, come rappresentazione simbolica delle possibilità di trasformazione e rinascita offerte dall’arte.
Teatro Dentro si propone come modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni e comunità, in coerenza con i principi costituzionali e con la missione educativa dell’Amministrazione Penitenziaria. Il progetto è reso possibile grazie al contributo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, della Fondazione di Sardegna, dell’Università di Sassari – Polo Universitario Penitenziario, dell’ERSU di Sassari e della Caritas.
