In questo tempo di festa, mentre l’Aeroporto Costa Smeralda di Olbia si veste di luci, addobbi natalizi e accoglie i viaggiatori con il presepe e l’atmosfera calda del Natale, al primo piano si apre uno spazio di bellezza e memoria che merita una sosta attenta. Fino al 31 dicembre è possibile visitare infatti, la mostra “Trame di Sardegna – Dall’azzurro del mare al rosso della terra”, un percorso espositivo che sta registrando in questi giorni un crescente numero di visitatori, complice anche l’aumento del traffico aeroportuale tipico del periodo festivo. C’è un filo che non si spezza mai. È il filo della memoria, della sapienza antica, delle mani che raccontano la nostra Isola più di qualunque libro. È questo filo – sottile, resistente, tenace – che attraversa l’intera esposizione, restituendo voce, ai colori e ai gesti che hanno plasmato la storia silenziosa dei paesi sardi. La mostra ospita circa 30 costumi tradizionali, selezionati da una collezione privata che conta oltre 60 capi, appartenente agli amministratori della All Trans Service. La Regione Sardegna ha dato il proprio consenso all’esposizione, riconoscendone il valore culturale e identitario, pur trattandosi di una collezione privata. Per ragioni di spazio, è stato possibile presentare solo una parte dei costumi, ma la selezione esposta riesce comunque a raccontare la ricchezza e la varietà dell’abbigliamento tradizionale sardo. I costumi provengono da diverse aree dell’Isola: dall’interno alle zone di pianura, dalle aree costiere fino all’area di Cagliari. Accanto agli abiti delle grandi feste, sono presenti anche capi che richiamano l’abbigliamento della vita quotidiana, offrendo uno spaccato autentico delle diverse funzioni e significati del vestire tradizionale. Ad arricchire il percorso espositivo non mancano maschere tradizionali, scarpe e accessori, elementi indispensabili per comprendere la completezza e la preziosità di questi capi. Tra i costumi più significativi spicca l’abito di Sennori, uno dei più antichi, interamente ricamato in oro: il modello esposto è lo stesso che Margherita di Savoia indossò alla Cavalcata Sarda di Sassari, testimoniando il dialogo profondo tra tradizione popolare e storia ufficiale. Particolarmente suggestivo è anche il costume di Orgosolo, noto per il suo caratteristico copricapo in puna seta, realizzato con fili ottenuti dal baco da seta, da cui si estrae il filo raro e prezioso che rende questo abito unico e di grande valore simbolico.
Appena si entra nello spazio espositivo, si comprende subito che non si tratta solo di una mostra, ma di un incontro. I tessuti e i ricami diventano finestre aperte su telai che risuonano come un’antica musica familiare. Ogni trama è una storia, ogni nodo un ricordo che torna a farsi vivo. La Sardegna qui non è solo rappresentata: respira. Respira nella lana grezza lavorata secondo metodi secolari, nei colori naturali estratti da erbe e radici, nelle geometrie che richiamano protezione, fertilità, buon auspicio. Sono simboli tramandati da madre in figlia, da maestra a giovane apprendista, come un’eredità preziosa che non chiede di essere custodita, ma vissuta.
“Trame di Sardegna” celebra proprio questo: la continuità. La continuità del gesto, dell’arte, dell’identità. Ma celebra anche il coraggio di reinterpretare la tradizione, di far dialogare l’antico con il contemporaneo. Alcune opere sorprendono per la loro modernità: linee pulite, forme essenziali, accostamenti cromatici inediti. È la Sardegna che guarda avanti senza dimenticare da dove viene. È un invito – delicato ma potente – a riscoprire il valore del “fare con le mani”, della lentezza che genera bellezza, della cura che diventa patrimonio condiviso. Aperta già dal mese di ottobre, la mostra sta vivendo ora il suo momento più partecipato, grazie al periodo natalizio e al continuo passaggio di viaggiatori che, tra una partenza e un ritorno, scelgono di fermarsi ad ascoltare il racconto silenzioso di queste trame antiche. Uscendo dalla mostra, si ha la sensazione di portare con sé un pezzo di Sardegna più autentico e profondo: un’Isola fatta non solo di mare e paesaggi, ma di mani che lavorano, di tradizioni che parlano, di storie che aspettano di essere raccontate ancora. Perché, alla fine, le Trame di Sardegna non sono solo nei tessuti: sono dentro di noi.
Antonella Sedda

