Oggi, 14 dicembre, Nuoro compie un gesto silenzioso ma profondo: apre le porte del Museo della Ceramica, a Casa Chironi, in piazza Su Connotu. È un’inaugurazione che non fa rumore, ma lascia traccia. Perché qui la materia parla, e lo fa con la voce antica della terra e del fuoco. Ad accompagnare questo nuovo inizio è la mostra “La mistica del quotidiano”, dove le opere di Bertozzi & Casoni entrano in dialogo con l’universo poetico di Maria Lai. Un incontro che non è semplice esposizione, ma racconto condiviso: oggetti comuni che diventano simboli, frammenti di vita che si caricano di senso, memoria e attesa. La ceramica si fa linguaggio, custodisce silenzi, restituisce domande. È una mistica discreta, fatta di gesti ripetuti, di mani che lavorano, di fuoco che trasforma. La presenza di Maria Lai attraversa lo spazio come una carezza: il suo pensiero continua a insegnare che l’arte è legame, è filo che unisce persone, storie e territori. In questo dialogo, il nuovo museo trova la sua vocazione: essere luogo vivo, spazio di incontro tra tradizione e contemporaneità. La mostra diventa così una soglia simbolica, un punto di incontro in cui la ceramica popolare, le opere del Novecento e le sperimentazioni contemporanee si intrecciano senza gerarchie, restituendo alla materia una voce nuova e attuale. Il Museo della Ceramica nasce come casa aperta alla comunità, alla ricerca e allo sguardo curioso. Un luogo dove il quotidiano diventa sacro e la materia si fa racconto. Tra le sale, il visitatore è invitato a rallentare. A osservare ciò che spesso sfugge, una forma imperfetta, una superficie ferita, un oggetto quotidiano che diventano occasione di riflessione. Il progetto espositivo si inserisce nel solco delle iniziative promosse dall’ISRE – Istituto Superiore Regionale Etnografico, che continua a investire su una visione di museo come spazio dinamico e aperto. Come evidenziato dal presidente Stefano Lavra “questa mostra rafforza l’identità del Museo della Ceramica quale luogo capace di accogliere i linguaggi del presente, favorendo un dialogo profondo tra la memoria culturale della Sardegna e le sperimentazioni dell’arte contemporanea”.
Il percorso si sviluppa per piani e suggestioni. Nelle sale dedicate al primo Novecento, la ceramica si rivela già linguaggio autonomo, capace di superare i confini dell’artigianato per farsi espressione artistica. Le opere di Bertozzi & Casoni si collocano in questo passaggio ideale: nature morte dense, talvolta disturbanti, dove resti del consumo, animali, oggetti dimenticati e simboli della quotidianità si accumulano in composizioni che interrogano il nostro tempo. Ogni frammento sembra trattenere una storia, mentre la materia ceramica fissa per sempre ciò che nella realtà è destinato a decomporsi e a scomparire. Al secondo piano, il dialogo con i ceramisti e le esperienze del secondo Novecento introduce una dimensione più intima e riflessiva, dominata dalla presenza di Maria Lai. Per l’artista, la ceramica è stata sin dagli esordi una materia essenziale, capace di custodire storie, silenzi e legami. Le sue opere – libri, forme, piccole presenze – evocano comunità arcaiche e luoghi interiori, restituendo centralità al gesto, al vuoto, all’attesa di un racconto che non si offre mai completamente, ma invita a essere ascoltato.
Il fulcro emotivo della mostra è affidato alla sala centrale, dove lo sguardo si confronta con due opere di forte impatto. Tra queste spicca il Pinocchio monumentale di Bertozzi & Casoni, figura appesantita dal tempo, seduta, quasi esausta, circondata da una moltitudine di edizioni della fiaba. Il celebre burattino diventa così simbolo di una cultura che si stratifica, si trasforma, si consuma e continuamente si rigenera, lasciando tracce che la ceramica rende durature. La ceramica si fa, dunque, linguaggio, custodisce silenzi, restituisce domande. Da oggi e fino all’8 marzo 2026, Nuoro custodisce una nuova luce: quella di un museo che invita a guardare il mondo con occhi più attenti e più umani, lasciandosi guidare dalla mistica silenziosa del quotidiano. La ceramica diventa allora preghiera laica, gesto di cura verso ciò che siamo stati e verso ciò che rischiamo di dimenticare. In questo dialogo tra passato e presente, il Museo della Ceramica si conferma non solo luogo di esposizione, ma spazio di ascolto, dove l’identità si ricompone pezzo dopo pezzo, come un vaso antico che continua a raccontare, anche nelle sue crepe, la dignità profonda della nostra umanità.
Antonella Sedda
