Si è consumata ieri mattina a Piacenza una frattura senza precedenti nella storia della FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia). Ventisette circoli sardi, attraverso i rispettivi presidenti o delegati, hanno abbandonato i lavori del Consiglio Direttivo Nazionale convocato al Park Hotel, contestando la legittimità dell’assise e le modalità con cui si è svolto l’8° Congresso nazionale tenutosi ad Alghero dal 16 al 19 ottobre.
“In assenza di reali garanzie di correttezza e democraticità abbiamo deciso di non partecipare ai lavori del Consiglio Direttivo Nazionale della FASI…“, ha dichiarato Sara Nicole Cancedda, delegata del Circolo ACRASE di Roma ed ex coordinatrice nazionale Giovani FASI. Il diniego, da parte della presidenza, alla lettura di un documento introduttivo firmato dal gruppo dissidente ha dato il via alla clamorosa uscita dei 27, che si sono riuniti in un’altra struttura alberghiera per discutere congiuntamente la posizione da adottare.
Secondo i delegati, il Congresso di ottobre avrebbe mostrato gravi irregolarità fin dalla sua apertura, quando sarebbero state messe ai voti modifiche statutarie mai discusse né rese note in precedenza. “Non solo non vi è stata chiarezza sull’oggetto delle proposte – sottolineano – ma il voto si è svolto senza alcuna preventiva identificazione dei delegati presenti“. Ancora più preoccupante, secondo Cancedda, l’immediata applicazione del nuovo Statuto, approvato con un voto considerato viziato da numerose anomalie, in palese violazione del principio giuridico tempus regit actum.
“Mai nella storia trentennale della FASI si era verificato un livello simile di confusione, improvvisazione e imposizione“, ha dichiarato Pietro Palmas, presidente del Circolo di Como, che ha definito “prive di legittimità” le risultanze congressuali e il nuovo esecutivo: “Non ne riconosciamo l’elezione né gli atti successivi, inclusa la convocazione del Consiglio Direttivo di oggi”.
Nel mirino anche le modalità di voto e la gestione delle liste, accusate di escludere qualsiasi rappresentanza delle minoranze. Il nuovo sistema elettorale – basato su liste bloccate – è stato giudicato “più restrittivo persino dei sistemi più rigidi della storia italiana”, a fronte di una differenza di soli 17 voti tra le due principali mozioni.
Tra i casi eclatanti citati nel documento dei 27 circoli, quello di una presunta delegata del circolo di Livorno immediatamente disconosciuta dai reali rappresentanti. Dubbi sono stati sollevati anche su altre presenze provenienti da Alghero e provincia, “accreditate solo al momento del voto e apparentemente senza legami reali con i circoli”.
Cancedda ha confermato che è stato già presentato ricorso formale ai Probiviri e all’Organo di Controllo, ed è in corso la preparazione di una azione legale volta a contestare la legittimità dell’intero Congresso, compreso lo Statuto approvato.
“Oggi apriamo un nuovo percorso, nella speranza di riportare la FASI a quei valori di condivisione, trasparenza e partecipazione democratica che ne hanno sempre rappresentato l’identità”, ha concluso Cancedda. “Per noi, e per tutti i sardi, dentro e fuori dall’isola”.
