
Vi ricordate il post della curva dell’asino di Tempio? Nei giorni successivi in molti mi hanno scritto, condividendo emozioni, frammenti di infanzia, piccole storie.
E poi è arrivata questa foto. Una foto sbiadita dal tempo, ma viva negli sguardi.
Un bambino che accarezza un asinello, una donna che sorride, la strada che curva dolcemente come un abbraccio.
Guardandola, mi sono fermato. E ho sentito riaffiorare qualcosa. E così, oggi, la ripropongo. E vi chiedo di lasciarmi condividere una riflessione.
Quella curva, a Tempio, la conoscevamo tutti. Non per la strada, ma per chi la abitava. Questo asinello, affacciato al mondo. Filomena, si chiamava. E chi passava da lì sapeva che, prima o poi, la testa curiosa di quell’asina sarebbe sbucata, come a salutare i viandanti, o a controllare che tutto andasse come sempre.
Era l’asinella di zio Paolino, che ogni giorno con lei andava verso la vigna. Una routine antica, di quelle che non fanno rumore, ma che lasciano segni. Col suo raglio svegliava il quartiere, e con la sua presenza teneva compagnia a chi passava. Qualcuno provava ad accarezzarla, qualcuno scherzava, altri si limitavano a sorridere. Era una di casa, parte del paesaggio. Una compagna silenziosa delle giornate.
Oggi quella curva è rimasta, ma Filomena non c’è più. Se ne è andata con gli anni, con la vecchiaia di zio Paolino, con un mondo che piano piano si è fatto più veloce, più silenzioso, più chiuso nelle macchine, nei pensieri, nelle giornate tutte uguali.
Eppure, se ci si ferma un attimo, quella curva racconta ancora. Non solo di un asinello, ma di una città fatta di piccole cose: di presenze che sembrano minime e invece diventano memoria. Tempio è anche questo. Un insieme di gesti, di voci, di mattine con un raglio che ti sveglia e ti ricorda che sei a casa.
Però c’è un’immagine che non riesco a togliermi dalla mente: quella di Filomena affacciata. Ogni giorno. Sempre. Non chiusa, non girata altrove. Ma con lo sguardo dritto sulla strada, sul mondo.
Forse è questo che ci resta da fare: custodire i ricordi, sì, ma affacciarci anche noi. Con quello stesso sguardo semplice e ostinato. Come a dire che il mondo è là fuori, e ci riguarda ancora. Che anche da una curva può cominciare qualcosa di nuovo. E Tempio ha disperato bisogno di nuovo, senza dimenticare il passato.
Grazie ad Antonella per le foto.
