La mala sanità che uccide: il caso di Maddalena Carta, simbolo di un sistema al collasso

DiRedazione

28/09/2025

In Italia il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione, ma in troppe zone del nostro Paese questo principio resta lettera morta. In Sardegna, in particolare nelle aree interne, la sanità è diventata un percorso a ostacoli: visite specialistiche che costringono a viaggi interminabili, cure salvavita da raggiungere dopo centinaia di chilometri, famiglie che si indebitano per garantire ai propri cari una semplice prestazione. C’è chi deve andare a Cagliari per una sola iniezione contro la sclerosi multipla, un genitore che spende cifre esorbitanti per portare il figlio dal pediatra o chi fa decine di chilometri di distanza per una chemioterapia, chi rinuncia a curarsi perché i costi e le distanze sono troppo pesanti da affrontare.
Situazioni che non dovrebbero accadere in un Paese civile, e che invece sono la quotidianità di migliaia di sardi.
Dentro questo scenario si inserisce la tragedia della dottoressa Maddalena Carta, morta a soli 38 anni; si era sentita male, ma aveva scelto di trascurare la propria salute perché considerava il suo lavoro una missione. In quei giorni, infatti, non solo si occupava dei suoi 1800 pazienti, ma anche di quelli degli altri due medici del paese, uno assente per malattia e l’altro in ferie. Un carico enorme, che lei ha affrontato con dedizione totale, convinta che non potesse lasciare la sua comunità senza assistenza. La sua storia non è solo un lutto personale e comunitario, non è soltanto la sua storia personale, ma il simbolo di una ferita che da anni lacera la Sardegna, è invece il simbolo drammatico di un sistema sanitario che non funziona più, una morte che è anche una denuncia, silenziosa e potente, della mala sanità che piega intere zone dell’isola. Sono realtà che, a volte, in città si faticano a immaginare, ma che soprattutto nelle zone interne diventano pane amaro di ogni giorno.
La morte di Maddalena Carta non può e non deve essere archiviata come un episodio isolato. È il segnale che la sanità sarda ha smesso di garantire quel diritto universale alla salute che la Costituzione riconosce a tutti i cittadini. Vivere in qualsiasi altro paese dell’interno non può voler dire rischiare la vita per mancanza di medici e servizi. Non è tempo di cercare colpevoli nel passato, ma di assumersi responsabilità nel presente. Perché i cittadini non possono aspettare: hanno bisogno di cure ora, di medici ora, di risposte ora. Maddalena Carta doveva vivere. I suoi pazienti hanno diritto a un futuro di assistenza e non di abbandono. E tutti i sardi hanno diritto a una sanità che non costringa a scegliere tra restare nella propria terra o partire per sopravvivere.
La mala sanità uccide ogni giorno. Per fermarla serve coraggio politico, scelte immediate e una volontà ferma di mettere la vita delle persone al centro. Non è tempo di rimpalli, né di giochi di responsabilità che guardano al passato. Chi governa oggi deve assumersi il compito di restituire dignità alla sanità sarda, con soluzioni concrete e immediate. Perché la salute non può aspettare, non è un favore da chiedere ma un diritto da garantire.
La storia di Maddalena lascia, dunque, un segno indelebile: ci ricorda che la dedizione dei singoli, per quanto grande, non può supplire alle carenze di un intero sistema. Senza una sanità vicina e funzionante, il rischio è che a pagare siano sempre i più deboli — i pazienti e chi, come Maddalena, ha scelto di servire la propria comunità fino all’ultimo respiro.

Antonella Sedda

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