Don Tamponi nell’omelia a San Simplicio: “Rispetto per tutti, nessun risentimento verso le forze dell’ordine”
OLBIA – Un silenzio carico di emozione ha accompagnato questa mattina, nella basilica di San Simplicio, i funerali di Gianpaolo Demartis, 57 anni, morto sabato scorso dopo l’intervento delle forze dell’ordine che avevano utilizzato il taser per contenerlo in un momento di forte agitazione.
La chiesa era gremita di familiari, amici e conoscenti, raccolti attorno al dolore del fratello Gianfranco e della moglie Maria Alessandra. A presiedere la celebrazione è stato il parroco don Antonio Tamponi:
«Non sempre e non tutti fanno guerra alle forze dell’ordine e alle conseguenze che possono avvenire in momenti concitati come quello dell’altra notte – ha detto durante l’omelia. Questo è il caso specifico. Gianfranco e Maria Alessandra stanno pregando per il fratello senza avere nel loro cuore nessun risentimento per niente e per nessuno».
Il sacerdote ha poi ricordato l’impegno di Gianfranco, che negli ultimi anni si è preso cura del fratello, cercando di offrirgli un’opportunità di riscatto: «Ormai solo e senza i genitori, ha cercato di far lavorare e vivere dignitosamente Giampaolo, avvicinandolo a sé. Questo è un atto che non tutti noi facciamo, neanche per i nostri fratelli e sorelle. Gianfranco non ha mai mollato la mano di Giampaolo, anche nei momenti più difficili».
Don Tamponi ha invitato i presenti a non cedere alle strumentalizzazioni: «Quando avviene un incidente che può essere manipolato, tutti agitano la propria bandiera, ma questo non serve a chi è nel dolore né a chi fa servizio allo Stato. È meglio cercare la luce di Dio».
«Da domani – ha aggiunto il parroco – la vita di Gianfranco e Maria Alessandra non sarà quella dei giornali né degli schieramenti, ma quella di due sposi che, con le loro figlie, pregheranno, ameranno e cercheranno di superare questo dolore. Va coltivata la vita, non la morte del cuore».
In chiusura, l’invito a pregare per Gianpaolo: «Imploriamo per lui la grazia di Dio, diffondiamo parole di pace e portiamo rispetto a tutti. Nessuno pensa male delle forze dell’ordine, come nessuno può voler male a un uomo che è morto in un momento complesso della sua vita. Per superare l’amarezza, cerchiamo di fare il bene e fuggire il male, anche quello raccontato, perché inquina e inasprisce la vita di tutti». Don Tamponi ha concluso l’omelia con un pensiero affettuoso scritto dalle nipotine di Gianfranco, Marta e Lucrezia: «Ora zio, dopo che ci hai coccolato tanto, adesso vivi nella pace del Signore».
