OLBIA | Mentre la Procura di Tempio ha aperto un’inchiesta sulla morte di Giampaolo Demartis, l’uomo deceduto durante il trasporto in ambulanza dopo essere stato fermato con l’uso del taser dai carabinieri a Olbia, arriva il ricordo di un suo amico.
“Giampaolo Demartis era un bravo ragazzo”, si legge in un post. Originario di Bultei, si era trasferito a Sassari per studiare Giurisprudenza. “Era perbene, brillante, intelligente. Si occupava di ristorazione, organizzazione di eventi. Era benvoluto e amico di tutti.”
Poi la vita aveva preso un’altra direzione. “La città lo perse. Entrò nel tunnel della droga e della promessa che era stato poco restò”, scrive ancora. “Anche se la sua testa ogni tanto faceva i capricci, era un bravo ragazzo.”
La morte, avvenuta dopo l’arresto in via San Michele, nel quartiere di Santa Mariedda a Olbia, ha acceso un confronto acceso tra chi difende l’operato dei carabinieri – come il Sindacato Indipendente dei Carabinieri (SIC) – e chi si interroga sulla necessità e la sicurezza dell’utilizzo del taser in determinate situazioni.
Nel suo post, l’amico sottolinea: “Certo meritava qualcosa di più della morte con le manette ai polsi.” Ricorda poi che il taser è uno strumento utile, ma “va usato dopo una conoscenza approfondita dei suoi effetti: nel soggetto sano il rischio grave è basso, ma in persone con fragilità cardiaca o predisposizione, può comportare un rischio reale di aritmia e infarto.”
Il post si conclude con un saluto: “Meritava certamente un’altra chance. Addio, Giampaolo.”
Il post è stato condiviso anche dalla Garante delle persone provate della libertà Irene Testa.
