Francesco Demuro incanta Olbia: standing ovation sul sagrato di San Simplicio

DiRedazione

12/08/2025

Il sagrato della millenaria basilica di San Simplicio si è trasformato, per una sera, in un palcoscenico di pura magia. L’aria tiepida di Olbia si è riempita di emozione, musica e orgoglio identitario grazie alla voce di Francesco Demuro, tenore di fama internazionale e figlio amatissimo di questa terra. Nato a Porto Torres e cresciuto tra le melodie popolari sarde, ha mosso i primi passi nel mondo della musica proprio in Gallura. Dopo gli esordi come cantadore a tenore, ha intrapreso un percorso lirico che lo ha portato a calcare i palcoscenici più prestigiosi del mondo: dalla Scala di Milano al Metropolitan di New York, passando per Vienna, Parigi e Tokyo. Nonostante il successo internazionale, non ha mai dimenticato le sue radici. Ogni volta che torna in Sardegna, lo fa con umiltà e affetto, regalando la sua arte come gesto d’amore verso la sua gente.


L’attesa, dopo il rinvio forzato dei giorni scorsi a causa di una laringite, è stata ampiamente ripagata: Demuro è tornato a cantare davanti alla sua gente con una voce ritrovata, intensa e generosa. Accolto da un pubblico numeroso e visibilmente commosso, ha regalato oltre due ore di musica, intrecciando tecnica impeccabile e cuore, unito al carisma che lo contraddistingue.
A presentare la serata, con calore e brillantezza, Giuliano Marongiu, che ha definito Demuro “un esempio per i giovani, la prova vivente che i sogni si possono realizzare”.
Tra un brano e l’altro, Giuliano Marongiu ha dialogato con Francesco Demuro in un’alternanza armoniosa di musica e parole. Le domande del presentatore, sempre calibrate e spontanee, hanno aperto finestre sulla vita e sulla carriera del tenore, portando il pubblico a conoscerne non solo il talento, ma anche la persona: il bambino che cantava a Porto Torres, l’artista e l’uomo che, nonostante il successo, resta profondamente legato alla sua terra. Nei dialoghi con il presentatore, il tenore ha raccontato la sua “missione” artistica iniziata da bambino nel suo paese natio, l’amore per la sua terra e un desiderio semplice ma autentico: “Continuare a dare quello che mi è stato donato e, un giorno, vivere su una barca a vela nella mia Sardegna che mi manca tanto”. Il concerto, promosso dal Comune di Olbia nell’ambito del Festival Bernardo De Muro, ha visto Demuro accompagnato al pianoforte dal maestro James Vaughan. I giochi di luce hanno avvolto la basilica, cambiando colore e motivo ad ogni brano, trasformando ogni esecuzione in un quadro vivo. Il repertorio ha spaziato, con momenti di pura intensità, con la celebre aria pucciniana Nessun Dorma” dell’opera Turandot e la travolgente “La donna è mobile”; spazio anche alle canzoni napoletane con la passionalità di “’O sole mio”, alla malinconia di “Passione” e ad altre pagine immortali come La Bohème.
In ogni interpretazione, la voce del tenore sembrava dialogare idealmente con la pietra antica della basilica, fondendo arte e spiritualità.


“Cantare qui è come cantare davanti a mia madre”, ha confessato Demuro. “E davanti a una grande mamma – ha aggiunto Marongiu – la nostra terra”.
Sul palco anche il vicesindaco Sabrina Serra, ha portato i saluti dell’amministrazione comunale e del sindaco Settimo Nizzi: “È una grande emozione vedere una piazza così gremita. La cultura è un investimento e momenti come questo lo dimostrano”.Tra racconti, ricordi e note, Demuro ha rievocato anche il suo debutto alla Scala di Milano, avvenuto senza prove, “buttato” sul palco e accolto da un successo immediato.
Il gran finale è stato un vero regalo a Olbia e alla Sardegna: accompagnato dall’amico chitarrista, Demuro è tornato alle sue origini di cantadore, interpretando una cantata in gallurese e la Corsicana, in un abbraccio musicale che ha unito identità e sentimento. Il pubblico, già in piedi, lo ha salutato con una lunga standing ovation, quasi a voler trattenere quell’energia che aveva riempito la piazza per tutta la serata. Un evento che ha unito musica, memoria e orgoglio sardo, lasciando il segno nel cuore di chi c’era.

Antonella Sedda

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