Radicalizzazione minorile, cinque perquisizioni in Sardegna per estremismo e odio razziale

DiRedazione

31/07/2025

Cinque adolescenti residenti in Sardegna sono finiti al centro dell’operazione antiterrorismo condotta dalla Polizia di Stato, che ha eseguito 22 perquisizioni su tutto il territorio nazionale nei confronti di minori compresi tra i 13 e i 17 anni, emersi in contesti estremisti di matrice suprematista, accelerazionista, antagonista e jihadista. L’attività è stata coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, su delega delle Procure della Repubblica presso i Tribunali per i Minorenni territorialmente competenti.

In Sardegna, le perquisizioni hanno riguardato due minori di 15 anni residenti nella provincia di Oristano e un 17enne residente nella provincia di Sassari. Le operazioni sono scaturite da indagini avviate dalla Procura per i Minorenni di Cagliari, nell’ambito di due distinti filoni investigativi.

Il primo è collegato a un’inchiesta aperta a carico di un 14enne già perquisito lo scorso 11 aprile a Oristano dalla Squadra Mobile, dopo la pubblicazione sul proprio profilo Facebook di immagini in cui appariva con il volto travisato mentre impugnava armi da taglio e da sparo. Il ragazzo, spontaneamente, aveva consegnato agli agenti una bandiera con la croce celtica, un fucile a pompa giocattolo privo di tappo rosso e con impresse scritte e simboli riconducibili alla galassia suprematista, oltre ai nomi di noti attentatori: Anders Breivik, Stephans Balliet, Alexandre Bissonnette e Patrik Crusius. Da questo caso si è sviluppato un ulteriore approfondimento investigativo che ha condotto alle perquisizioni odierne nei confronti dei due 15enni oristanesi, nonché di un 13enne residente in provincia di Cosenza, un 17enne della provincia di Messina e un 15enne del padovano.

Il secondo fronte sardo riguarda un 17enne residente nella provincia di Sassari, perquisito su delega della stessa Procura dei Minorenni di Cagliari. Il giovane è emerso dagli sviluppi di un’indagine avviata nel 2023 nei confronti di un 19enne, arrestato dalla DIGOS di Cagliari il 6 settembre 2024 per arruolamento con finalità di terrorismo commesso per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale e religioso, nonché per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.

Le attività di polizia giudiziaria, svolte dalle DIGOS delle questure competenti e con il supporto delle Sezioni Operative per la Sicurezza Cibernetica, hanno riguardato complessivamente 22 giovani, in diverse regioni d’Italia, coinvolti a vario titolo in fenomeni di radicalizzazione ideologica. Tra gli elementi emersi, la diffusione di contenuti estremisti online, il possesso di materiale d’indottrinamento, repertorio bellico, manuali suprematisti, armi (anche riprodotte senza tappo rosso) e componenti per la fabbricazione di ordigni artigianali.

«L’attività di prevenzione e le acquisizioni d’intelligence, condivise in sede di Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, riscontrate dagli sviluppi investigativi di indagini svolte nei confronti di minori perquisiti o tratti in arresto o evidenziatisi in contesti estremisti, hanno fatto emergere un progressivo innalzamento del coinvolgimento di minorenni in contesti di devianza e criminalità minorile in ambiti di eversione e terrorismo interno ed internazionale», ha dichiarato la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione in una nota ufficiale.

Secondo l’analisi della Polizia, è il web a giocare un ruolo chiave nei percorsi di radicalizzazione dei più giovani: «La facile accessibilità, la velocità e la riservatezza nello scambio di messaggi fanno del web un vettore essenziale per la divulgazione di contenuti ai fini dell’indottrinamento, del proselitismo in chiave radicale e dell’addestramento».

Dai dati raccolti, emerge un quadro allarmante: dal 2023 a oggi, sono 12 i minori sottoposti a misura cautelare o precautelare (di cui 6 solo nella prima metà del 2025) e 107 quelli oggetto di perquisizioni o accertamenti investigativi. Tra le caratteristiche comuni ai soggetti coinvolti, vengono segnalate difficoltà relazionali, isolamento sociale, vulnerabilità psicologica, uso avanzato del linguaggio digitale (anche in lingua inglese), fascinazione per la violenza, armi, ambienti suprematisti o jihadisti e uso di piattaforme di gioco online come veicolo di propaganda.

La Polizia ha inoltre rilevato come il tempo di radicalizzazione sia ormai ridottissimo: «Il tempo medio di radicalizzazione è passato dai 16 mesi del 2002 ai 10 mesi del 2015, fino ad arrivare oggi a sole poche settimane».

Alla luce della crescente esposizione degli adolescenti alla propaganda violenta e radicale, la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione ha chiesto all’Unione Europea di inserire la radicalizzazione online giovanile tra le priorità della nuova Agenda Antiterrorismo: «L’Unione Europea può rappresentare un idoneo vettore attraverso il quale varare iniziative comuni per individuare nuove soluzioni operative e rilanciare il dialogo con i providers di servizi internet per mitigare l’impatto della propaganda estremista violenta sui minori maggiormente vulnerabili a questo tipo di narrativa».

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