Nel cuore di Olbia, lungo il vivace Corso Umberto, c’è una scena che, da qualche tempo, incanta turisti e passanti. Non si tratta di una vetrina lussuosa o di una performance rumorosa, ma del silenzioso e meticoloso lavoro di un giovane artista romeno Soley, da anni residente in Italia, che con mani esperte dà vita a vere e proprie sculture… di sabbia. Una famiglia di cani, gatti, e altri animali: che sembrano emergere lentamente dal suolo, come se la natura stessa volesse manifestarsi in una forma effimera ma profondamente espressiva. I dettagli sono sorprendenti, le proporzioni armoniose, e l’espressione degli occhi – scolpiti con precisione chirurgica – regala un senso di vita e di tenerezza.

Turisti e cittadini si fermano a lungo, ammirano, scattano foto, fanno domande. I bambini restano a bocca aperta, spesso incapaci di credere che quelle creature siano fatte solo di sabbia, acqua e pazienza. Alcuni lasciano una piccola offerta, riconoscenti per l’emozione ricevuta. L’artista lavora con umiltà, in silenzio, con il sole sulla testa e la passione nel cuore. È lui stesso a raccontare, con un sorriso gentile, che la sua è un’arte fragile, ma capace di durare nella memoria di chi guarda. «Non serve che resti per sempre – dice – basta che qualcuno la ricordi».
In un tempo dove tutto corre veloce, questa piccola oasi di poesia urbana ci ricorda la bellezza dell’effimero, il valore dell’attesa e la forza della creatività che, anche con pochi mezzi, può trasformare una manciata di sabbia in un’emozione vera.
Antonella Sedda
