Nella suggestiva cornice di Piazza dello Scolastico a Olbia, gremita di spettatori attenti e partecipi, Daniel Lumera ha presentato il suo ultimo libro “Devi lasciar andare”. L’incontro, intenso ed emozionante, si inserisce all’interno della rassegna culturale “Il filo del discorso”, che da anni porta nella città momenti di confronto e riflessione profonda.
Daniel Lumera, esperto di fama internazionale nel campo del benessere e della meditazione, ha accompagnato i presenti in un viaggio profondo alla scoperta dell’arte del “lasciar andare”. Un percorso trasformativo che nasce da una domanda universale: cosa ci impedisce davvero di essere liberi? Che si tratti di una relazione finita, di un’abitudine dannosa, di un dolore mai guarito o del bisogno ossessivo di controllo, tutti, prima o poi, ci troviamo di fronte a qualcosa che non siamo in grado di lasciare andare. Con una sapiente fusione tra antiche saggezze millenarie e le più recenti scoperte delle neuroscienze, l’autore ci svela come il “lasciar andare” non sia una sconfitta, bensì un atto di grande forza interiore, una porta d’accesso a una vita più equilibrata e ricca di significato. Attingendo alla sua esperienza nell’accompagnamento al fine vita e arricchendo il racconto con esempi concreti, Lumera esplora il tema del congedo in tutte le sue sfaccettature: separarsi non significa solo dire addio agli altri, ma allontanarsi dal nostro ego ingombrante, dal fardello del passato e da quelle aspettative pesanti che influenzano il nostro futuro. Il suo libro “Ti lascio andare” è un invito a coltivare gratitudine, leggerezza e autenticità, creando spazio per il nuovo e riscoprendo così la vera essenza della vita. Un incontro, dunque, capace di accendere emozioni profonde, riflessioni e silenzi condivisi.
“Amore e dolore coincidono”, ha affermato Lumera con la consueta delicatezza, sottolineando quanto sia fondamentale avere il permesso — e il coraggio — di lasciar andare le persone care, senza per questo smettere di amarle. Un tema universale, che tocca corde intime e spesso taciute. Tra i passaggi più toccanti della serata, l’autore ha affermato che la cosa più difficile da lasciar andare, nell’esperienza dell’essere umano, è la propria mamma. Un’affermazione che ha commosso molti presenti, richiamando la fragilità e la forza che convivono. Nel suo racconto, Lumera ha condiviso anche un frammento personale e potente: il suo viaggio in India, tappa simbolica e reale di un cammino di consapevolezza. Il libro si articola in due parti: una prima, ispirativa, che accompagna il lettore attraverso riflessioni luminose, e una seconda parte dedicata alla ricapitolazione, un esercizio interiore per rielaborare esperienze e memorie in un nuovo ordine emotivo.
Ma la serata non è stata solo racconto. Lumera ha saputo coinvolgere il pubblico in modo diretto, autentico. Ha invitato tutti a sedersi in posizione eretta, gambe dritte, e a respirare insieme: 28 respiri profondi, consapevoli. Poi ha proposto un gesto simbolico ma potente: “Liberatevi da ciò che vi appesantisce.” In un momento di pura connessione, ogni partecipante ha dovuto dire a chi aveva accanto: “Non so” — un’affermazione che disarma l’ego e apre alla possibilità. L’incontro si è concluso con un abbraccio collettivo e un invito per il giorno seguente: “Domani mattina, alla prima persona che incontrerete, ditele: Non so.”Un messaggio che resta. Un seme piantato nel cuore della città e in quello di ciascuno dei presenti. Un richiamo alla leggerezza del lasciare andare, senza rinunciare all’amore. Al termine della serata, alcune persone tra il pubblico hanno confidato quanto quei gesti semplici — il respiro condiviso, la frase “non so”, l’abbraccio improvviso — li avessero toccati profondamente.
“Ci ha riportati al presente,” ha detto una signora. “Per un attimo abbiamo smesso di correre.”
Un giovane ha aggiunto: “Dire ‘non so’ a uno sconosciuto mi ha fatto sentire vulnerabile… ma anche libero.”
Un’altra persona ha detto: “Ho capito che lasciare andare non significa perdere, ma fare spazio dentro di sé.”Gesti piccoli, ma carichi di significato. Forse, come ci ha ricordato Lumera, è proprio nella semplicità che si nasconde la vera trasformazione.
Antonella Sedda
