Una serata incantata ha preso vita ieri nel suggestivo cortile della biblioteca comunale “Bruno Columbano” di Telti, in piazza Duomo, dove la scrittrice Luana Murgia ha presentato il suo libro: “Mia e la triade delle Lumillie” che ha incantato il pubblico
in un’atmosfera intima e carica di attesa. Alle 21:30, la voce delicata e profonda della scrittrice, ha dato il via a un incontro che si è presto rivelato molto più di una semplice presentazione: un viaggio collettivo nella spiritualità, nell’immaginazione e nelle memorie di un popolo. Il romanzo, vibrante e simbolico, ci conduce attraverso il cammino di Mia, una giovane protagonista che si inoltra in una foresta non solo reale, ma profondamente interiore. Ad accompagnarla nel suo percorso ci sono le Lumillie, creature luminose e misteriose che diventano guida, eco dell’anima, presenze che aiutano a vedere ciò che spesso si dimentica: la luce che portiamo dentro.
A dialogare con l’autrice è stata Ivana Langiu, docente e scrittrice, che con sensibilità e profondità ha guidato i presenti in un vero e proprio viaggio nel cuore del romanzo. Un viaggio che si è rivelato ben più di una semplice presentazione letteraria: un momento di condivisione intima, un incontro tra anime, una celebrazione della fantasia come strumento per riscoprire sé stessi e le proprie radici.
“Coltivare la foresta, coltivare la spiritualità” – ha detto Langiu, riprendendo uno dei messaggi centrali del libro – «è un atto d’amore verso se stessi. È imparare ad abitare il silenzio, a lasciar fiorire quello che ancora non vediamo. E soprattutto è credere nell’immaginazione, perché è con l’immaginazione che si crea ciò che ancora non esiste».
Una riflessione potente, accolta con attenzione da un pubblico partecipe e curioso, che ha saputo ascoltare e poi mettersi in gioco.

La voce delicata e intensa di Luana Murgia ha poi condotto il pubblico in un dialogo autentico e appassionato, in cui la letteratura si è fatta specchio dell’anima. Mia e la triade delle Lumillie diventa così anche un invito a non lasciarsi schiacciare dal giudizio degli altri, a camminare nel mondo con la propria verità, ad accettare la propria unicità come un dono. Nel mondo incantato di “Mia e la triade delle Lumillie”, ogni creatura porta dentro di sé una scintilla unica, un dono irripetibile che attende solo di essere riconosciuto e liberato. Mia, la giovane protagonista, intraprende un viaggio che non è solo magico, ma profondamente umano: il viaggio verso la scoperta di sé. Attraverso prove, incontri e rivelazioni, Mia impara che non deve uniformarsi, non deve nascondere ciò che la rende diversa. Anzi, è proprio in quella differenza che si cela la sua forza più autentica. Le Lumillie, creature di luce e saggezza, le insegnano che ogni anima ha un colore, un suono, una vibrazione propria — e che spegnerla per paura del giudizio significa rinunciare a sé stessi. Il libro invita a guardarsi dentro con onestà e amore, a fidarsi del proprio istinto e a camminare a testa alta anche quando gli altri non comprendono o criticano. Perché l’unicità è un dono da custodire e coltivare, non un errore da correggere. La protagonista ci mostra che solo chi ha il coraggio di essere davvero sé stesso può accendere la propria luce e, con essa, illuminare anche la strada degli altri.
Al termine dell’incontro, la magia è uscita dalle pagine del libro e si è fatta racconto corale: è nato così un bellissimo dibattito spontaneo, in cui tante persone hanno condiviso antiche storie tramandate dai nonni, credenze popolari, ricordi di riti e leggende che ancora oggi abitano la memoria e i paesi.
Si è parlato di luci che appaiono nei campi, di erbe raccolte con rituali antichi, di parole sussurrate alla luna e di misteri che si tramandano senza essere scritti. Racconti che odorano di Sardegna, di vento e fuoco, di tempo sospeso. Ogni voce è diventata parte di una narrazione più grande, tessendo un filo invisibile tra passato e presente.
E proprio questo ha reso la serata speciale: “Mia e la triade delle Lumilie” è diventato ponte tra generazioni, invito a riscoprire quel sentire profondo che unisce la letteratura alla vita, la fantasia alla verità del cuore.
Antonella Sedda
