La Maddalena. Oggi ricorrono i 25 anni dalla morte di mons. Salvatore Capula; Chi è stato?

DiRedazione Web A

23/07/2025

Parroco di La Maddalena per 64 anni, è deceduto nel 2000 all’età di 96.

Il 23 luglio di 25 anni fa si spegneva nella casa parrocchiale di La Maddalena, mons. Salvatore Capula. Aveva 96 anni e in quella casa vi aveva abitato, da parroco, per 64 anni. Di spiccata personalità, scaltro, col suo atteggiamento ieratico, grave, solenne e misterioso, suscitava in molti rispetto se non soggezione o timore; ed in altri, odio. Conosceva molto bene l’arcipelago, per averlo girato a palmo a palmo, a terra e a mare, e i suoi abitanti, uno per uno, sia coloro che, per fede, gli affidavano le loro confessioni sia coloro che tiepidi, lontani o “avversari” non sfuggivano tuttavia alla sua rodata macchina informativa. Tutto ciò gli dava dunque la sensazione di un assoluto controllo della Parrocchia e di coloro che vi abitavano, tanto da scrivere, lui, anni dopo, che di essi, gli abitanti, conosceva: “tutte le facce, le voci e financo i pensieri”.

E’ innegabile che mons. Salvatore Capula, abbia portato alla fede migliaia e migliaia di maddalenini, e non solo amministrando loro i sacramenti dando, a molti di loro una solida formazione cristiana. E realizzò grandi opere mentre altre rimasero incompiute.

Ma chi è stato mons. Salvatore Capula? Nato e sepolto a Castelsardo, ha vissuto a La Maddalena gran parte della sua vita, è stato certamente un uomo del suo tempo anzi dei diversi tempi che ha attraversato, da quelli in cui a La Maddalena era ancora forte l’influenza della massoneria a quelli del fascismo, del quale non fu oppositore ed ebbe l’incarico, più volte, di visitare Mussolini qui prigioniero. Contrastò con forza, nel dopoguerra, il comunismo, rimanendo coinvolto nelle polemiche roventi, comprese quelle legate ai licenziamenti dei dipendenti di sinistra della base militare. Fu protagonista, con i suoi fedelissimi, della vita politica comunale e punto di riferimento di esponenti democristiani regionali e nazionali (da Antonio Segni a Nino Giagu a Francesco Cossiga). Diede, in piena “Guerra fredda”, il “Benvenuti” ai militari, alle navi ed ai sommergibili della Marina degli Stati Uniti quando, nei primi anni ’70, mise base a La Maddalena, divenendone insostituibile punto di riferimento. “Benedì”, mutati i tempi, la candidatura e l’elezione a sindaco di un esponente nazionale di spicco del Partito Comunista (diventato PDS dopo la caduta del muro di Berlino), Mario Birardi. Ebbe un rapporto difficile con la Diocesi – in qualche momento conflittuale – della quale non gradiva controlli ed ingerenze nella gestione spirituale e materiale della “sua” parrocchia. Una lunga gestione dunque della “res” parrocchiale e non, che peraltro non voleva assolutamente lasciare quanto, già anziano e malato, della Diocesi intendevano sostituirlo, tanto da doverlo “destituire” (mons. Paolo Atzei), contro la sua volontà.

Secondo don Nanni Colombano, che ne fu vice parroco per alcuni anni e successivamente economo della Diocesi, la vita di mons. Capula, andrebbe distinta in due periodi; quello antecedente la guerra, nel quale fu entusiasta, zelante e formidabile evangelizzatore, con la parola e con l’esempio di vita; e quello dal dopoguerra in poi, durante il quale,“preso da tanti affanni, impegnato in incontri, ufficiali e non, nel tenere rapporti con personalità civili, politiche militari, chiuso nel suo salotto-santuario a studiare progetti e strategie, il tempo che gli rimaneva per fare il prete finiva per restringersi”.

Don Domenico Degortes, che per vent’anni gli è stato vice parroco poi succedendogli, che lo ha assistito negli ultimi, tormentati, anni di vita, ebbe a ricordare che, a suo tempo, “visitava frequentemente gli scalpellini che lavoravano a Cava Francese, era vicino ai pescatori, allora poveri e sfruttati, si interessava dei fanciulli nelle associazioni e nelle colonie dando da mangiare, in tempo di fame, a due o trecento bambini. Seguiva molte famiglie povere. Tanti ricordano i pacchi di viveri che i suoi ragazzi portavano alle famiglie povere, bussavano e scappavano, così che non si sapesse chi era il donatore. È nota la sua brillante attività sacerdotale nei difficili anni della guerra e il suo zero pastorale nel ricostruire e guidare la comunità nel dopoguerra. Mons. Capula sacerdote, è stato sempre così? Ho l’impressione – conclude don Domenico Degortes – che forse, con l’accostamento al potere e col sopraggiungere degli anni, il suo sacerdozio abbia brillato di meno, ma non per questo cessa di essere un grande”.

“Di lui si è scritto molto, si è parlato molto ma non si è detto e scritto tutto quello che si sarebbe dovuto scrivere!”; Ad affermarlo fu mons. Carlo Curis, maddalenino, arcivescovo e nunzio apostolico in varie parti del mondo, il 23 luglio 2003, durante la Messa celebrata in suffragio di mons. Salvatore Capula, deceduto 3 anni prima; “A noi – proseguì mons. Curis – non resta che rendergli il tributo della nostra preghiera, segno di pietà e carità cristiana”. (Claudio Ronchi)

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