Nella foto – a titolo esemplificativo – alcuni sindaci galluresi
Mentre l’attenzione pubblica si concentra spesso su elezioni comunali, regionali e nazionali, pochi sanno come avvenga l’elezione del Presidente della Provincia. In Gallura – come nel resto della Sardegna – si vota con un sistema di secondo livello, dove i cittadini non partecipano direttamente. Ma il meccanismo è tutt’altro che semplice e merita di essere raccontato.
Non votano i cittadini, ma i consiglieri comunali
Le elezioni provinciali non coinvolgono l’elettorato generale: a votare sono esclusivamente i sindaci e i consiglieri comunali dei Comuni galluresi. Sono loro, circa 376 grandi elettori, a scegliere sia il nuovo Presidente della Provincia, sia i componenti del Consiglio Provinciale.
Ogni voto ha un peso diverso
Il cuore del sistema è il cosiddetto “voto ponderato”: non tutti i voti valgono allo stesso modo. Il peso del voto di ciascun consigliere comunale dipende dalla popolazione del Comune di cui fa parte.
Il valore di ciascun voto viene moltiplicato per un indice, che rappresenta la fascia demografica del Comune. Ad esempio:
- Un consigliere comunale di Olbia (61.481 abitanti) ha un voto che vale 12,069 punti ponderati.
- Un consigliere di Tempio Pausania, di Arzachena o La Maddalena vale 4,859 punti.
- Un consigliere di Bortigiadas (709 abitanti) vale appena 0,430 punti.
L’obiettivo di questo sistema, almeno negli intenti, è bilanciare la rappresentanza: i Comuni grandi contano di più, ma i piccoli possono comunque fare la differenza se uniti.
La soglia da superare tra due candidati Presidente: 501 punti ponderati
Per eleggere il Presidente della Provincia è necessario raggiungere almeno 501 punti ponderati su 1000. Ovviamente, qualora i candidati alla presidenza fossero due. Dunque a contare tra due candidati presidente non è tanto il numero di voti, quanto la loro “massa ponderata”. Per fare un esempio pratico ipotizziamo a solo titolo di esempio che un candidato sia il Sindaco di Olbia Settimo Nizzi, e l’altro il Sindaco di Golfo Aranci Giuseppe Fasolino. In questa ipotesi con 2 candidati presidente: i 29 consiglieri comunali di Olbia, votando compatti, esprimerebbero da soli ben 350 punti ponderati. Una cifra imponente, ma non sufficiente per vincere da soli. Servirebbe dunque l’alleanza con Comuni medi come per esempio La Maddalena, San Teodoro, Calangianus, o un gruppo di piccoli Comuni che, sommati, possono colmare il gap per arrivare a 501. Ma nascono altri problemi: sebbene non sia impossibile, potrebbe essere difficile che il Centro Sinistra olbiese voti compatto con il Centro Destra per eleggere – sempre a titolo esemplificativo – il Sindaco di Olbia, e questo apre un nuovo fronte che corrisponde di fatto ad una prima variabile: votare unitariamente come territorio gallurese, con accordi diretti tra i sindaci, o votare con orientamenti politici di Centro Destra e Centro Sinistra? Se così fosse, occorrerebbe fare inoltre delle dettagliate analisi di quanti consiglieri nei comuni abbia il Centro Sinistra, e quanti consiglieri abbia il Centro Destra, e verificare poi (al netto della lealtà di partito) a quale quoziente arrivasse una o l’altra compagine, e non con il numero di voti, ma con il numero sommato dei voti ponderati in base agli abitanti. Al contrario, anche ammesso che si facesse un accordo, non è certo che poi i consiglieri comunali siano allineati a quanto accordato dai sindaci. La situazione è dunque più complessa di come sembra.
E se i candidati fossero tre o quattro?
C’è un’ultima cosa che il lettore deve sapere, ed è forse la più sorprendente. Non è necessario raggiungere i 501 voti ponderati per diventare Presidente della Provincia, se in corsa ci sono più candidati. La legge, infatti, non richiede una maggioranza assoluta, ma prevede che venga eletto semplicemente chi ottiene il maggior numero di voti ponderati.
Se dunque non si dovesse percorrere la strada di un accordo unitario tra i sindaci, e i candidati fossero tre o quattro (per esempio il Sindaco di Calangianus Fabio Albieri, e anche il Sindaco di Loiri Francesco Lai), vincerebbe chi arriva primo, anche con 300 o 400 punti. In questo scenario entra in gioco una seconda variabile fondamentale: oltre alle dinamiche interne ai singoli consigli comunali, sarà determinante capire se i diversi candidati rappresentano aree politiche distinte, non riconducibili al classico schema centrodestra/centrosinistra, che possa salvaguardare anche i piccoli comuni, stimolati a propendere per un nome diverso da quello che sembrerebbe scontato.
Per fare un esempio concreto: se un candidato Presidente ottiene 420 punti ponderati, un altro 330 e un terzo 200 e un quarto 50, verrà eletto il primo, anche se non ha superato la soglia dei 501.
Questo rende le elezioni provinciali ancora più complesse e interessanti: non basta avere molti voti, ma serve avere più punti degli altri, soprattutto quando il consenso si frammenta su più nomi.
Elezioni indirette, ma effetto molto concreto
Anche se i cittadini non sono coinvolti direttamente, queste elezioni hanno effetti tangibili: la Provincia gestisce viabilità, scuole superiori, ambiente e ha un ruolo importante nei rapporti istituzionali. Ecco perché, dietro le quinte, si muovono trattative e accordi tra liste civiche, esponenti locali e sindaci influenti. Inoltre si intrecciano a questi accordi, anche le prossime elezioni comunali. Tra promesse, false promesse strategiche ecc.
E per i Consiglieri Provinciali? Un altro capitolo, con lo stesso sistema, che analizzeremo in un articolo specifico.
Come funziona il voto ponderato? Ecco una proiezione

La partita è chiusa?
Sembrerebbero esserci molte pressioni, specialmente dal sassarese, sul voto di secondo livello a Settembre, il che significa che la Presidente Todde debba indire le elezioni entro il 31 Luglio. Ma sino a quella data, tutto può sempre accadere. Specialmente adesso, che occorrerà fare calcoli in agosto e quello che sembrava abbastanza semplice sta diventando estremamente complicato.
