Don Efisio: “Apparsa e scomparsa come un richiamo di Dio”, Tempio si ferma per Gaia

DiRedazione

15/07/2025

Tempio Pausania si è fermata. È il giorno del lutto cittadino per la morte di Gaia Costa, la giovane di 24 anni travolta da un SUV a Porto Cervo lo scorso martedì.
Un dolore profondo, che ha attraversato l’intera città, visibile nei volti delle centinaia di persone che questa mattina hanno affollato la chiesa del Rosario, dove era stata allestita la camera ardente.

La salma, arrivata da Sassari, è stata accolta in silenzio. Su una bara bianca, la sua immagine in abito folk, i suoi amati girasoli, e tutto attorno una distesa di fiori, preghiere, messaggi.
Tra i biglietti, quello dei suoi ex compagni di classe: “Per sempre nei nostri cuori la tua classe”.

Accanto alla bara, i genitori, Alfredo Costa, sindacalista della Cisl, la madre Debora Caffiero, il fratello Roberto, circondati dall’affetto discreto di amici, parenti, concittadini.

La chiesa non è riuscita a contenere la folla: la cattedrale di San Pietro era gremita dentro e fuori. Le bandiere del Comune esposte a mezz’asta e un nastro nero sul gonfalone hanno accompagnato il dolore della città.

Ai funerali hanno partecipato anche i gruppi folk di Cagliari e Tempio, in abito tradizionale, gli stessi che Gaia amava indossare durante le feste della tradizione sarda.

la testimonianza di Simona Murgia, membro del gruppo folk di Cagliari, quartiere di Villanova

A celebrare le esequie, don Efisio Coni, che ha aperto l’omelia rivolgendosi direttamente alla famiglia:

“Cari Debora, Roberto e Alfredo, familiari e amici tutti di Gaia, Signor Sindaco, distinte autorità di ogni ordine e grado, fratelli e sorelle, diletti figli, sono questi i momenti in cui la nostra fede emerge senza retorica, talvolta vacilla perché la morte sconquassa le poche certezze della nostra vita. Chissà quanti perché, quante domande, rabbia, rancore, risentimento, ma anche quanta nostalgia, preghiera, speranza e affetto. Credo che questo sia il momento delle lacrime, dell’umano dolore, del dire grazie per il dono che Gaia è stato e sarà sempre e per sempre.”

Parole intense, rivolte a una comunità scossa:

“Emerge con prepotenza il grido di un’umanità ferita e sanguinante che oggi chiede il silenzio, quello che non siamo riusciti a fare in questi giorni, un accanimento spasmodico e malsano alla caccia di notizie, dinamiche, orari, nomi, volti.”

Nel corso dell’omelia, don Efisio ha dipinto il ritratto di Gaia:

“Un dono prezioso, più mostrato che dato, purtroppo, i cui occhi resteranno per sempre la finestra per intuire l’anima bella che questa ragazza era. Incorniciati con fierezza negli splendidi colori dei nostri abiti tradizionali, ricevuti già dal grembo materno.”
“Gaia amava la vita, l’ha vissuta tutta, seppur breve, con gioie e dolori, attese e speranze.”

Un passaggio forte è stato dedicato alla responsabilità alla guida:

“Un monito, non secondario, viste le circostanze in cui ci è stata tolta, è quello alla prudenza. Soprattutto quando siamo alla guida. In una società dove tutto corre e anche noi corriamo, ricordiamo che c’è sempre un altro sulla nostra via con la sua vita, i suoi affetti, il suo futuro.”

Don Efisio ha poi voluto ricordare Samy e Fares, i due giovani di 20 e 19 anni morti domenica in un altro incidente ad Arzachena:

“Le nostre automobili, pur sicure, sono un’arma pericolosissima. E se da un lato c’è la propensione naturale a pensare alla propria incolumità, dall’altro c’è l’imperativo morale del rispetto e della salvaguardia dell’altro. E qui permettetemi di pensare e pregare anche per le famiglie della nostra Gallura che piangono altre due giovani vite precocemente spezzate.”

Infine, lo sguardo si è alzato verso il cielo:

“Riposa in pace, giovane Gaia, apparsa e scomparsa come un richiamo di Dio, e dona a chi piange ricordando il tuo sorriso, la dolcezza di una carezza e di un arrivederci in Paradiso.”

Al termine della celebrazione, che per volontà della famiglia si è svolta senza telecamere, mentre la bara lasciava la chiesa tra gli applausi e le lacrime, il cantante Soleandro ha rivolto a Gaia un canto delicato e commosso. In quel momento, palloncini bianchi si sono sollevati in cielo

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