La Maddalena. Nel Canyon di Caprera 4 gradi in più rispetto a 15 anni fa. Manca consapevolezza di ciò che sta accadendo

DiRedazione Web A

12/07/2025

Temperature medie sempre più elevate, eventi catastrofici che diventano normalità, inquinamento anche acustico e luminoso. E non bastano pochi giorni di vento e di temperature ribassate. Tutto è cambiato ma non se ne ha la percezione; e se ne parli piovono commenti negativi.

«Siamo usciti, nei giorni scorsi, nel Canyon di Caprera, a circa 25 miglia dalle Bocche di Bonifacio: abbiamo misurato una temperatura del mare di 28,3°; una quindicina d’anni fa nella stessa zona si registravano 23/24°». L’affermazione è Luca Bittau, presidente e fondatore di Sea Me Sardinia, naturalista e dottore di ricerca all’Università di Sassari, educatore ambientale e guida ambientale escursionistica; dal 2009 conduce progetti di ricerca sui cetacei in diverse aree al largo della Sardegna. «Una temperatura di questo tipo, in superficie, crea uno strato caldo che fa da tappo, impedendo il rimescolamento delle acque», precisa Bittau.

Il Canyon di Caprera – che raggiunge profondità di oltre mille metri – si trova a largo della costa Nord-orientale sarda, prospiciente il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, a circa 30 miglia da Capo Ferro. E’ considerato di elevato valore scientifico e di biodiversità, per la particolare presenza di cetacei, come i capodogli e i delfini. E proprio sul Canyon di Caprera, Sea Me Sardinia presieduta da Bittau, e One Ocean Foundation, hanno visto recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, uno studio decennale.

A Luca Bittau domandiamo se, il mare quasi tempestoso di questi ultimi giorni, abbia favorito l’abbassamento delle sue temperature, la sua riossigenazione; in pratica se l’ecosistema marino ne abbia trovato giovamento;

«I fenomeni sono da considerare non nell’arco di una singola perturbazione, come quella dai giorni scorsi, bensì negli anni e nelle decine di anni; l’abbassamento registrato nei giorni scorsi, delle temperature, può essere stato un sollievo per noi umani ma per quanto riguarda l’ambiente è stato una goccia in un oceano. I cambiamenti in atto sono molto profondi e complessi; si pensi che giugno scorso è stato definito il più caldo degli ultimi trent’anni, sopra le medie di tutti i mesi di giugno registrati dal 1981». E le conseguenze si vedono, «dalla moria delle gorgonie allo sbiancamento dei coralli, all’arrivo delle specie aliene. Il Mediterraneo è uno sport di cambiamenti climatici, li sta subendo più di altri mari, e la Sardegna è immensa nel Mediterraneo, ne è in mezzo».

Quel che manca però, in maniera preoccupante, è la percezione, la consaoevolezza, in molti, di ciò che sta accadendo, della gravità.

«Non siamo capaci di accorgerci di quanto sia cambiato tutto nell’arco di 50-100 anni, di quale sia la differenza dell’ambiente che hanno conosciuto i nostri nonni e quello che vediamo e viviamo noi. I cambiamenti climatici non sono percepiti come un’emergenza, e gli eventi catastrofici, disastrosi e luttuosi che si verificano negli ultimi tempi, vengono ancora considerati un’eccezionalità (come lo erano in effetti una volta) ma sono, ora, purtroppo, invece, la normalità». E devo oltretutto segnalare, conclude il dottor Bittau «una certa disaffezione nel trattare questi argomenti»; non solo: «Chi si azzarda a parlare di cambiamenti climatici, provoca sui social una sfilza di commenti negativi e violenti». (CR)

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