Ancora una volta la Sardegna brucia. Solo nella giornata di ieri, dodici incendi hanno ferito il nostro territorio, cancellando in poche ore ettari di macchia mediterranea, quella antica, profumata e generosa che caratterizza il paesaggio isolano. Il vento, complice e beffardo. Uno dei fronti più preoccupanti si è sviluppato a poca distanza dall’aeroporto Costa Smeralda di Olbia, crocevia di arrivi e partenze in questa stagione. Le colonne di fumo e la vicinanza delle fiamme hanno messo a dura prova le operazioni di volo, creando disagi e rischi per il traffico aereo in un momento di forte afflusso turistico. Nel cielo, i Canader non hanno mai smesso di volare. Il video documenta la loro corsa contro il tempo: li si vede abbassarsi sul mare, sfiorare l’acqua per caricare, poi risalire e planare in direzione delle fiamme. Un andirivieni incessante, un balletto carico di tensione e speranza. Ogni volo è un atto di eroismo. Ogni scarica d’acqua è una goccia di salvezza su una terra martoriata. Ma non bastano gli aerei, non bastano i soccorritori. Serve consapevolezza. Serve rispetto per la natura che ci ospita, che ci nutre, che ci rappresenta. Perché dietro ogni rogo ci sono mani irresponsabili o criminali, ma anche silenzi colpevoli e mancanza di prevenzione. Brucia la Sardegna, e con essa bruciano la bellezza, la biodiversità, la memoria.
Ma finché qualcuno sarà disposto a raccontare, a documentare, a denunciare – anche con un semplice video – allora qualcosa potrà ancora essere salvato.
Antonella Sedda
